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Dimagrire dopo i 60 anni: cosa conta davvero adesso

Le cose più importanti in breve

Dopo i 60 anni la domanda decisiva non è più quanto velocemente diminuisce il peso, ma cosa si perde nel processo. Con il passare degli anni, infatti, la massa muscolare diminuisce comunque e una perdita di peso senza contromisure accelera proprio questo processo.

Questo articolo spiega cosa cambia nel corpo in questa fase della vita, perché le proteine ora svolgono un ruolo diverso rispetto ai quarant’anni, quale quantità indicano le società scientifiche e come capire se perdere peso ti è davvero utile.

Leggerai prima perché la domanda dopo i 60 anni è diversa, poi quali sono i motivi fisiologici, quale sia la leva delle proteine con dati documentati, tre approcci a confronto, il ruolo della forza nella vita quotidiana e i limiti di ogni raccomandazione.

Cosa ti aspetta in questo articolo

1. Perché la domanda dopo i 60 anni è diversa
2. Cosa cambia nel corpo
3. La leva delle proteine e il numero che la quantifica
4. Tre approcci a confronto
5. La forza nella vita quotidiana: l’aspetto sottovalutato
6. Quando i propri valori possono essere utili
7. I limiti di ogni raccomandazione
8. Cosa porti con te da questo articolo
Domande frequenti
Fonti

Perché la domanda dopo i 60 anni è diversa

La maggior parte delle guide per dimagrire è scritta per persone intorno ai quarant’anni. In quel caso si parla di chili, velocità e disciplina. Dopo i 60 anni questo calcolo non è più sufficiente, per un motivo di cui si parla raramente: non conta più soltanto quanto perdi, ma anche da cosa è composta la perdita.

Ogni perdita di peso consiste di grasso e massa magra, e nella massa magra rientra la muscolatura. In gioventù il corpo riesce a compensare facilmente. Con il passare degli anni questo equilibrio diventa più difficile, mentre la muscolatura diminuisce già lentamente. Perciò, chi dimagrisce rapidamente dopo i 60 anni senza fare nulla per preservarla, perde proprio dove fa male.

Chi cerca consigli in questa fase della vita si imbatte comunque per lo più nelle stesse raccomandazioni che a trent’anni: mangiare meno, muoversi di più, contare le calorie. La prima parte, dai 60 anni in poi, può persino essere rischiosa se non è accompagnata dalla seconda. Un deficit rigoroso senza proteine e senza stimoli di movimento riduce proprio la sostanza che qui è importante preservare.

Questo non significa che dimagrire in questa fase della vita sia sbagliato. Se il peso grava sulle articolazioni, fa aumentare la pressione sanguigna o limita la mobilità, ci sono buoni motivi per farlo. Cambia però l’ordine delle priorità: prima preservare i muscoli, poi perdere chili. Un chilo in meno che è costato forza non è un guadagno.

Anche la prospettiva sull’obiettivo cambia. A trent’anni di solito si puntava all’aspetto fisico, a sessant’anni si punta alla mobilità, alla resistenza e alla possibilità di affrontare la vita quotidiana senza l’aiuto di altri. Non è un obiettivo meno importante, ma più concreto, e si può verificare meglio di qualsiasi taglia d’abbigliamento.

Anche qui è importante partire da un segnale d’allarme: una perdita di peso involontaria in età avanzata non è un successo, ma un motivo per fissare un appuntamento dal medico. Chi perde peso senza volerlo, perde l’appetito o dimagrisce sensibilmente in poco tempo dovrebbe accertarne la causa prima di modificare in qualsiasi modo la propria alimentazione.

Per fare una distinzione: il cambiamento ormonale della menopausa, cioè gli anni tra i 45 e i 55 circa, è trattato nell’articolo Perdere peso durante la menopausa. Qui si parla del periodo successivo, quando l’assetto ormonale si è stabilizzato e un altro fattore passa in primo piano.

Cosa cambia nel corpo

La Società tedesca per la nutrizione descrive con chiarezza il cambiamento della composizione corporea nella terza età: poiché diminuisce la massa magra, soprattutto la muscolatura scheletrica, si riduce anche il dispendio energetico (DGE, 2023). È l’intero meccanismo in una sola frase e spiega entrambe le osservazioni che molte persone fanno in questa fase della vita.

La prima: il peso aumenta lentamente, anche se non è cambiato nulla nell’alimentazione. Il motivo è il minor dispendio energetico, non una mancanza di autocontrollo. La seconda: le attività quotidiane diventano più faticose, come salire le scale, portare la borsa della spesa o alzarsi dalla poltrona bassa. Anche questo dipende dalla perdita di massa muscolare, ed è l’aspetto che contribuisce a determinare il grado di autonomia nella terza età.

È proprio per questo che le società scientifiche pongono le proteine al centro quando si parla di alimentazione nella terza età:

Fonte documentata

«Esperti di diversi gruppi e società scientifiche europei considerano ottimale un apporto proteico di 1,0–1,2 g per kg di peso corporeo.»

Società tedesca per la nutrizione (DGE)
Composizione corporea e nutrienti critici nella terza età, DGEwissen 9.2023

Messaggio chiave

Dopo i 60 anni conta meno il numero sulla bilancia e più il fatto che la massa muscolare rimanga intatta. Proteine e movimento sono i due strumenti per riuscirci, ed entrambi funzionano solo insieme.

Perché ora la bilancia è un indicatore peggiore

Da questo meccanismo deriva qualcosa che contraddice la maggior parte delle guide al dimagrimento: dopo i 60 anni il solo peso corporeo dice ben poco. Due persone dello stesso peso possono trovarsi in condizioni completamente diverse, a seconda di quanta parte di quel peso sia costituita da massa muscolare. E la stessa persona può pesare uguale dopo un anno e tuttavia essere diventata molto più debole.

Più indicativo è quindi ciò che il corpo riesce a fare. Quante volte riesci ad alzarti dalla sedia senza usare le mani? Quanta strada riesci a percorrere a passo sostenuto prima di aver bisogno di una pausa? Come ti senti quando porti la spesa al terzo piano? Queste tre osservazioni sono più utili di qualsiasi numero rilevato al mattino per monitorare i progressi e non costano nulla.

Chi vuole comunque misurare i progressi può rilevare anche la circonferenza addominale. Reagisce ai cambiamenti nella distribuzione del grasso senza essere distorta dalla massa muscolare e dalla ritenzione idrica quanto il peso complessivo. Una volta al mese, sempre nello stesso punto, al mattino prima di colazione: è sufficiente.

A questo si aggiunge un terzo cambiamento, poco evidente nella vita quotidiana ma comunque importante: con il passare degli anni la sensazione di sete diminuisce. Chi beve poco confonde più facilmente la sete con la fame e la funzionalità renale viene ulteriormente sottoposta a stress. Bere a sufficienza fa quindi parte di ogni piano alimentare in questa fase della vita, anche se a prima vista non sembra avere nulla a che fare con il dimagrimento.

La leva delle proteine e il numero che c’è dietro

Il numero più importante di questo articolo si può riassumere in una frase: per gli adulti tra i 19 e i 64 anni, i valori di riferimento della DGE indicano 0,8 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, mentre dai 65 anni in poi indicano 1,0 grammi (DGE, derivazione 2017). Il fabbisogno quindi aumenta, mentre il fabbisogno energetico diminuisce.

Cosa significhi in pratica lo mostra un breve calcolo: con un peso corporeo di 70 chilogrammi, si tratta di circa 70 grammi di proteine al giorno invece dei 56 grammi che in passato erano sufficienti. E poiché contemporaneamente serve meno energia, queste proteine devono provenire da un apporto complessivo più ridotto. Il piatto quindi non diventa più grande: cambia composizione.

Essere onesti significa anche chiarire quanto siano affidabili questi numeri. La DGE stessa scrive, a proposito dei valori per gli adulti più anziani, che si tratta di stime e che il fabbisogno proteico non può essere determinato con la precisione desiderabile (DGE, 2017). La direzione è quindi chiaramente documentata, ma non il secondo decimale. Chi raggiunge 1,0 invece di 1,2 grammi non ha fatto nulla di sbagliato.

In pratica, ogni pasto principale dovrebbe includere una fonte riconoscibile di proteine. Al mattino quark, skyr o un uovo; a pranzo legumi, pesce o pollame; la sera formaggio, uova o una zuppa con lenticchie. Chi segue un’alimentazione vegetale può puntare su lenticchie, fagioli, tofu e frutta secca, abbinandoli con maggiore consapevolezza. Gli articoli Fabbisogno proteico per le donne e Fabbisogno proteico giornaliero mostrano come coprire concretamente il proprio fabbisogno.

Come può svolgersi concretamente una giornata

I numeri restano astratti finché non arrivano in tavola. Ecco una giornata tipo con circa 70 grammi di proteine: al mattino, 250 grammi di quark magro con frutti di bosco, per circa 30 grammi. A pranzo, una porzione di lenticchie o un trancio di pesce, per altri circa 25 grammi. La sera, due uova o un pezzo di formaggio con pane integrale, per i restanti 15-20 grammi. Nulla di tutto questo è costoso, elaborato o insolito.

Chi ha poco appetito, cosa che in questa fase della vita accade più spesso, inverte l’ordine: prima mangia le proteine, poi il resto. Se si riesce a finire solo metà del piatto, almeno si è assunto ciò che conta. Anche zuppe, sformati e preparazioni a base di quark sono utili, perché si consumano più facilmente di una grande porzione di carne.

Un secondo elemento, oltre alle proteine, sono le fibre provenienti da verdure, legumi e cereali integrali. Riempiono il piatto senza appesantire il bilancio e favoriscono una digestione che con gli anni tende a diventare più lenta. Insieme a un’adeguata idratazione, questo è l’aspetto meno appariscente e più efficace dell’intero piano.

Un aspetto spesso trascurato: conta anche la distribuzione nell’arco della giornata. Molte persone assumono quasi nessuna proteina al mattino e ne consumano moltissime la sera. Una distribuzione più equilibrata nei tre pasti è la scelta migliore in età avanzata, perché l’organismo riesce a utilizzare meno una porzione molto grande tutta in una volta rispetto a tre porzioni medie.

Il capitolo in sintesi

A partire dai 65 anni, il fabbisogno di proteine aumenta a 1,0 grammi per chilogrammo di peso corporeo, rispetto agli 0,8 grammi dei decenni precedenti (DGE, indicazione del 2017); i gruppi di esperti europei considerano ottimale un apporto da 1,0 a 1,2 grammi (DGE, 2023). Allo stesso tempo, il fabbisogno energetico diminuisce. Il piatto, quindi, non diventa più grande, ma più ricco di proteine, e distribuirle nei tre pasti è meglio che consumare un’unica grande porzione la sera.

Tre punti di confronto

Da questi cambiamenti emergono tre punti di intervento. La tabella li mette a confronto secondo gli stessi criteri, con particolare attenzione a ciò che è in gioco in questa fase della vita.

Criterio Aumentare le proteine Aumentare la forza Conoscere i propri valori
Su cosa agisce al fabbisogno aumentato in caso di ridotto consumo energetico allo stimolo che permette innanzitutto di mantenere la muscolatura alla domanda se una carenza rappresenta un ostacolo
Cosa può fare favorisce il senso di sazietà e sostiene il mantenimento della muscolatura forza nella vita quotidiana, stabilità, maggiore consumo a riposo sostituisce le supposizioni con i numeri, anche per il colloquio con il medico
Impegno decisioni quotidiane, senza nuovi appuntamenti due sessioni alla settimana, possibili anche a casa misurare una volta e, se necessario, ripetere dopo alcuni mesi
Cosa non fa senza uno stimolo motorio, l’effetto sui muscoli rimane limitato non sostituisce un’alimentazione adeguata, agisce lentamente non è una diagnosi né una decisione terapeutica

È significativo ciò che manca nella tabella: una dieta con un nome. È una scelta intenzionale. La dieta chetogenica, il digiuno intermittente e il low carb non sono necessariamente sbagliati in questa fase della vita, ma rispondono alla domanda sbagliata. Un approccio che non garantisce la quantità di proteine e non include uno stimolo motorio non è d’aiuto dopo i 60 anni, indipendentemente dal nome e da quanto abbia funzionato bene nelle persone più giovani.

La lettura più onesta è questa: le prime due colonne formano una coppia e funzionano solo insieme. Le proteine senza uno stimolo motorio non costruiscono muscoli; l’allenamento senza sufficienti proteine non ha il materiale necessario. La terza colonna non indica un’attività, ma una valutazione della propria situazione, utile soprattutto quando, nonostante gli sforzi, non si fanno progressi.

La forza nella vita quotidiana: la componente sottovalutata

Quando si parla di allenamento della forza, molti pensano a una palestra piena di attrezzi e di giovani. In realtà si intende altro: i muscoli lavorano contro una resistenza, due volte alla settimana; per iniziare bastano venti minuti. La resistenza può essere un elastico, una bottiglia d’acqua, un gradino o il proprio peso corporeo quando ci si alza dalla sedia.


Dopo i 60 anni, la forza non è una questione estetica, ma di autonomia.

Il motivo per cui la forza è così importante in questa fase della vita non ha nulla a che vedere con la bilancia. Chi riesce ad alzarsi con le proprie forze, a portare la spesa e a camminare in sicurezza rimane autonomo. La muscolatura è il presupposto per tutto questo e risponde all’allenamento a qualsiasi età, anche a ottant’anni. È forse la notizia più incoraggiante di questo tema.

Quattro esercizi senza attrezzatura

Per trasformare il proposito in realtà, ecco i quattro movimenti che coprono gran parte della forza necessaria nella vita quotidiana. Alzarsi dalla sedia senza usare le mani, per dieci volte consecutive, allena contemporaneamente gambe e tronco. Sollevarsi sulle punte davanti al piano della cucina, sempre dieci volte, sostiene polpacci ed equilibrio. Sollevare sopra la testa pesi leggeri, bastano due bottiglie d'acqua, mantiene mobili le spalle. E stare in equilibrio su una gamba, per venti secondi per lato, allena proprio ciò che previene le cadute.

Due volte alla settimana, due o tre serie, con un giorno di pausa tra una sessione e l'altra. Chi vuole fare di più aumenta prima le ripetizioni e solo dopo il peso. E chi non si sente stabile esegue gli esercizi vicino al bordo di un tavolo o con una seconda persona nella stanza. Non è paternalismo, ma la differenza tra un programma che si riesce a portare avanti e una caduta.

Cosa puoi aspettarti: la forza arriva prima dell'aspetto estetico. Dopo circa sei-otto settimane, salire le scale e portare le borse della spesa sembreranno più facili, molto prima che si noti qualcosa allo specchio. Chi aspetta soltanto un cambiamento visibile smette prima che arrivi il vero beneficio.

Conta inoltre più di quanto la sua reputazione lasci pensare anche il movimento quotidiano: spostarsi a piedi, fare giardinaggio, usare le scale invece dell'ascensore, fare la spesa senza auto. Non sostituisce uno stimolo di forza, ma mantiene il consumo quotidiano a un livello che alleggerisce sensibilmente il bilancio modificato e non richiede di superare la resistenza per un appuntamento fisso.

Quanto il movimento contribuisce matematicamente alla perdita di peso e cosa è possibile ottenere anche senza allenamento, l'articolo Perdere peso senza sport lo calcola sulla base di dati comprovati. Per questa fase della vita, la sua conclusione va ulteriormente precisata: senza movimento, la perdita di peso grava maggiormente sulla massa muscolare, ed è proprio questa la perdita da evitare.

È necessaria una precisazione: chi soffre di problemi articolari, malattie cardiovascolari o disturbi dell'equilibrio dovrebbe consultare prima il medico per iniziare un allenamento. Non è una formalità, ma la differenza tra un programma che regge e uno che dopo due settimane si conclude con una battuta d'arresto.

Quando i propri valori possono essere d'aiuto

C'è una situazione in cui alimentazione e movimento da soli non bastano: quando alla base c'è una carenza di nutrienti. Un basso livello di vitamina B12, una carenza di ferro o una tiroide che non funziona bene rendono stanchi e privi di energia, e la stanchezza è il nemico più affidabile di ogni proposito. Inoltre, soprattutto in età avanzata, l'assorbimento di alcuni nutrienti è peggiore rispetto al passato.

Tre valori risultano particolarmente spesso anomali: la vitamina B12, perché con gli anni l'assorbimento attraverso lo stomaco diminuisce e perché chi mangia meno carne ne assume meno. La vitamina D, perché con l'età la pelle ne produce meno e molte persone trascorrono meno tempo all'aperto. E lo stato del ferro, che cambia gradualmente senza che nessuno se ne accorga. Tutti e tre si manifestano inizialmente come stanchezza, e in questa fase della vita la stanchezza viene spesso attribuita all'età invece che a una causa risolvibile.

Una misurazione risponde a una domanda limitata ma utile: a che punto sono i tuoi valori in questo momento? Non sostituisce né una diagnosi né una terapia: entrambe spettano allo studio medico. Sostituisce invece qualcos'altro, ovvero i tentativi a caso, e rende più concreto il prossimo colloquio con il medico. Per mybody®x (MYBODY Lab GmbH), se ne occupa il VitalCheck, analizzato in Germania in un laboratorio certificato ISO. Puoi leggere come altri hanno vissuto la loro misurazione sulla pagina delle testimonianze dei clienti.

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Tempi di elaborazione Spedizione del kit in 1–3 giorni lavorativi
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Laboratorio Analisi di laboratorio certificata ISO in Germania
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Puoi leggere cosa significano i singoli valori prima e dopo la misurazione nel glossario dei biomarcatori con 67 valori del sangue spiegati. Il confronto diretto risponde con onestà, in entrambe le direzioni, alla domanda se una misurazione valga la pena per te:

Ha senso per te se …

ti senti stanco e privo di energie da tempo e vuoi sapere se dietro c'è una carenza nutrizionale prima di modificare l'alimentazione.

hai comunque intenzione di cambiare qualcosa e cerchi un punto di partenza invece di una supposizione.

vuoi portare al prossimo appuntamento dal medico dei numeri di cui poter parlare concretamente.

Piuttosto no, se …

ti aspetti che il semplice prelievo faccia la differenza. Un valore misurato non fa perdere peso: a farlo sono i piatti e il movimento.

stai già seguendo un trattamento medico e ti vengono prelevati regolarmente campioni di sangue. In tal caso, i valori sono già disponibili.

se perdi peso involontariamente o hai disturbi acuti. In questi casi devi rivolgerti direttamente al medico, non fare un’autovalutazione.

I limiti di ogni raccomandazione

Il primo limite riguarda i numeri in sé. La DGE sottolinea espressamente che i valori delle proteine per gli adulti più anziani sono stime indicative. Danno una direzione, non un valore obiettivo da raggiungere al grammo. Chi li usa come orientamento è sulla strada giusta; chi li trasforma in una contabilità quotidiana si carica di un peso inutile.

Il secondo limite riguarda le malattie. In caso di funzionalità renale ridotta, l’apporto di proteine segue regole diverse, e anche i farmaci possono influenzare appetito, peso e assorbimento dei nutrienti. Chi assume regolarmente farmaci o soffre di una malattia cronica dovrebbe discutere i cambiamenti nell’alimentazione con il proprio medico prima di iniziare. Su questo tema non è una frase fatta.

Un altro limite riguarda la velocità. Per gli adulti più giovani, una riduzione dal 5 al 10 percento del peso iniziale nell’arco di 6-12 mesi è considerata un intervallo ragionevole. Dopo i 60 anni, anche questo è più un limite massimo che un obiettivo: quanto più lentamente avviene il dimagrimento, tanto maggiore è la quota che proviene dal grasso anziché dalla massa muscolare. Mezzo chilo al mese, accompagnato da proteine e allenamento, in questa fase della vita è un risultato migliore di due chili senza l’uno né l’altro.

Il terzo limite è il più importante e per questo lo ripetiamo qui: una perdita di peso involontaria, una riduzione dell’appetito o una perdita di forza in poco tempo non sono un tema di dimagrimento. Vanno accertate, prima di tutto. Una guida può aiutare a inquadrare la situazione, ma non può fare una diagnosi.

Cosa porti con te da questo articolo

Se devi ricordare una sola cosa, che sia l’ordine cambiato: prima il mantenimento della massa muscolare, poi il peso. In concreto, significa più proteine con un fabbisogno energetico ridotto, distribuite nell’arco di tre pasti, e inoltre due volte alla settimana uno stimolo per la muscolatura, che può essere svolto anche in soggiorno.

Il secondo pensiero è quello che solleva: molto di ciò che in questa fase della vita viene vissuto come un fallimento personale è semplicemente la riduzione del dispendio energetico a fronte di abitudini rimaste invariate. Non è una questione di carattere né un motivo per essere più severi con se stessi. È un problema di calcolo con una soluzione nota.

E misura i tuoi progressi in base a qualcosa di più della bilancia. Se ti alzi più facilmente, cammini con maggiore sicurezza e porti la borsa della spesa senza fermarti, in questa fase della vita dice di più sulle tue condizioni rispetto a due chili in più o in meno.

All'inizio c'era l'osservazione che i comuni consigli per dimagrire non sono più adatti dopo i 60 anni. Non sono più adatti perché ottimizzano un numero, mentre qui è in gioco qualcosa di diverso. Se prima vuoi capire a che punto sei: la consulenza è gratuita e non ti vende nulla.

Domande frequenti

Dimagrire dopo i 60 anni è ancora sensato?

Dipende da cosa consiste la perdita di peso. Se il peso grava sulle articolazioni o incide sui valori, ci sono buone ragioni per dimagrire. È fondamentale che la muscolatura venga mantenuta, perché sostiene la forza e l'autonomia. Dimagrire senza proteine e senza stimolo del movimento compromette in misura sproporzionata i muscoli e finisce per fare più male di quanto il chilo perso possa giovare.

Quante proteine mi servono al giorno dopo i 60 anni?

I valori di riferimento della DGE indicano, a partire dai 65 anni, 1,0 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, rispetto agli 0,8 grammi tra i 19 e i 64 anni (DGE, derivazione 2017). I gruppi di esperti europei considerano ottimale un apporto da 1,0 a 1,2 grammi (DGE, 2023). Per 70 chilogrammi si tratta di circa 70-84 grammi al giorno. La DGE sottolinea che si tratta di valori stimati: è dimostrata la direzione, non la seconda cifra decimale.

Perché aumento di peso anche se non mangio più di prima?

Perché il consumo energetico è diminuito, non perché sei diventato meno attento. Con gli anni diminuisce la massa corporea magra, soprattutto la muscolatura scheletrica, e di conseguenza cala il consumo (DGE, 2023). La stessa porzione genera così, nel corso degli anni, un lieve surplus. Il punto di partenza, quindi, non è tanto eliminare qualcosa, quanto la composizione del piatto e il mantenimento della muscolatura.

L'allenamento della forza è ancora utile a questa età?

Sì, la muscolatura reagisce all'allenamento a qualsiasi età. Non si intendono gli attrezzi in palestra, ma due sessioni alla settimana contro una resistenza, che può essere anche un elastico, una bottiglia d'acqua o alzarsi dalla sedia. In caso di disturbi articolari, malattie cardiovascolari o problemi di equilibrio, l'inizio va valutato prima dal medico.

Quando dovrei affrontare questo tema in ambulatorio?

In tre casi, senza passare da guide e test: in caso di perdita di peso involontaria, di appetito ridotto per un periodo prolungato e di evidente perdita di forza in breve tempo. Anche in caso di funzionalità renale compromessa, qualsiasi modifica all'apporto proteico va discussa prima. Una misurazione a casa può preparare il colloquio, ma non può sostituirlo.

Passo successivo

Se prima vuoi capire a che punto sei

VitalCheck Complete misura 18 biomarcatori nel sangue capillare, tra cui la vitamina B12, la vitamina D e lo stato del ferro. Una base per i tuoi prossimi passi e per il colloquio con il medico. Il glossario dei biomarcatori spiega il significato dei valori.

Vai a VitalCheck Complete Vai al glossario dei biomarcatori

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Fonti

  1. Società tedesca per la nutrizione (DGE): composizione corporea e nutrienti critici nella terza età (DGEwissen 9.2023) – dge.de
  2. Società tedesca per la nutrizione (DGE): valori di riferimento per le proteine (derivazione 2017) – dge.de

La citazione testuale relativa all’apporto ottimale di proteine, da 1,0 a 1,2 grammi, e le indicazioni sulla variazione della composizione corporea con l’età provengono da [1]; la frase sulla diminuzione della massa magra è stata ripresa parafrasandone il significato. I valori di riferimento di 0,8 grammi per i 19–64 anni e di 1,0 grammi a partire dai 65 anni, così come l’indicazione che si tratta di valori stimati, provengono da [2]. Le informazioni su prezzo, tipo di campione, biomarcatori e laboratorio provengono dalla pagina del prodotto di mybody®x, consultata il 26.08.2026; i tempi di elaborazione seguono le indicazioni centrali per ciascun tipo di test. Tutte le fonti sono state consultate e verificate il 26.08.2026.

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Team editoriale e specialistico di mybody®x

Interpretazione delle analisi del sangue Scienza dell’alimentazione Diagnostica di laboratorio

Questo articolo è stato realizzato dal team editoriale e specialistico di mybody®x. Il team riunisce competenze nell’interpretazione delle analisi del sangue, nella scienza dell’alimentazione e nella diagnostica di laboratorio. Chi contribuisce a questo lavoro è indicato nella pagina degli autori.

Pubblicato il 26.08.2026 · Ultimo aggiornamento il 26.08.2026

I contenuti hanno uno scopo informativo generale e non sostituiscono il consulto, la diagnosi o il trattamento medico. Gli intervalli di riferimento dipendono dal laboratorio, dal metodo e dall’età: fanno sempre fede le indicazioni riportate sul tuo referto.

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