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Cosa fare in caso di diarrea: il piano per le prime 48 ore

In breve

La cosa più importante in caso di diarrea acuta è reintegrare liquidi ed elettroliti, non fermare la diarrea. Tè zuccherato con prodotti da forno salati oppure una soluzione di glucosio ed elettroliti acquistata in farmacia forniscono entrambi. A ciò si aggiungono alimenti leggeri per lo stomaco, come riso, banane o fette biscottate. Secondo l’IQWiG, la diarrea acuta si risolve generalmente nel giro di pochi giorni o di una settimana.

La seconda metà della risposta è la più importante: arriva un momento in cui aspettare è sbagliato. Nessun miglioramento dopo 48 ore, febbre alta, feci con sangue, forti dolori addominali o segni di grave disidratazione devono essere valutati da un medico, indipendentemente da quanto sia ben organizzata l’autogestione.

Questo articolo procede in ordine. Prima affronta la domanda su quando si parla effettivamente di diarrea e su come distinguere i decorso acuti da quelli persistenti. Poi illustra i quattro passaggi per i primi giorni, spiegandoli uno per uno, insieme all’andamento nel tempo e ai segnali d’allarme. Infine spiega cosa fare se il problema non passa.

Cosa troverai in questo articolo

1. A partire da quando si parla effettivamente di diarrea?
2. Acuta o persistente: a che punto sei?
3. Passaggio 1: reintegrare liquidi ed elettroliti
4. Passaggio 2: cosa puoi mangiare e quando
5. Passaggio 3: riconoscere i segnali d’allarme
6. Passaggio 4: quando non passa
7. Cosa non può dirci un’analisi della flora intestinale
8. Cosa conta nei primi giorni
Domande frequenti
Fonti

A partire da quando si parla effettivamente di diarrea?

La definizione medica è più restrittiva di quanto faccia pensare il linguaggio comune. Secondo l’IQWiG, si parla di diarrea in presenza di feci molto molli o liquide almeno tre volte nell’arco di 24 ore (dati aggiornati al 2023).

Devono quindi concorrere due fattori: la consistenza e la frequenza. Una sola evacuazione di feci più morbide dopo un pasto abbondante non è ancora diarrea, e nemmeno tre evacuazioni formate al giorno: secondo l’IQWiG, alcune persone vanno in bagno tre volte al giorno, altre solo tre volte alla settimana (dati aggiornati al 2026).

Perché l’organismo lo fa

L’intestino sottrae acqua al contenuto alimentare durante il suo percorso. È per questo che alla fine vengono emesse feci formate e non ciò che è entrato dall’alto. L’intestino tenue è lungo da 3 a 5 metri, mentre l’intestino crasso misura altri 1-1,5 metri circa (IQWiG, 2026).

In caso di diarrea, questo processo è alterato. O viene sottratta troppa poca acqua, oppure viene immessa ulteriore acqua nell’intestino, oppure il contenuto attraversa il tratto intestinale troppo rapidamente. In tutti e tre i casi, nelle feci rimane liquido che viene a mancare all’organismo.

Da questo meccanismo deriva direttamente il motivo per cui la priorità è reintegrare liquidi ed elettroliti. Non si tratta di vietare qualcosa all’intestino, ma di compensare ciò che in questa fase non riesce a trattenere.

Cosa si cela più spesso dietro questi sintomi

In caso di diarrea improvvisa, la spiegazione più frequente è un’infezione. L’IQWiG ne indica una chiara gerarchia:

«Le infezioni gastrointestinali sono causate più frequentemente dai norovirus.»

Institut für Qualität und Wirtschaftlichkeit im Gesundheitswesen (IQWiG)
Prevenire le infezioni gastrointestinali, aggiornamento 2023

La stessa fonte cita inoltre agenti patogeni batterici come Campylobacter, Salmonella, Yersinia ed EHEC, generalmente trasmessi attraverso alimenti contaminati. Per le misure immediate la differenza è inizialmente secondaria, ma non lo è per l’igiene domestica.

Messaggio chiave

In caso di diarrea acuta, l’obiettivo non è fermarla, ma reintegrare ciò che si perde: liquidi ed elettroliti.

Cos’altro potrebbe esserci dietro

Non tutta la diarrea è dovuta a un’infezione. I farmaci sono una delle cause più frequentemente trascurate, soprattutto gli antibiotici: colpiscono non solo gli agenti patogeni, ma anche i batteri di cui l’intestino ha bisogno.

Vanno inoltre considerate le intolleranze, per esempio al lattosio. La differenza rispetto a un’infezione si riconosce di solito dal loro andamento: un’infezione inizia all’improvviso e poi passa, mentre un’intolleranza si ripresenta continuamente ed è legata a determinati pasti.

Sono possibili anche le malattie infiammatorie croniche intestinali e la sindrome dell’intestino irritabile. Entrambe richiedono una valutazione medica e non possono essere inquadrate né con un autotest né con un articolo. Nelle prime 48 ore questo non cambia nulla; per tutto ciò che viene dopo, invece, è la differenza decisiva.

Acuta o persistente: in quale situazione ti trovi?

Prima di fare qualsiasi cosa, è utile inquadrare la situazione. I due decorsi richiedono risposte diverse e, se li si confonde, si rischia di aspettare troppo o troppo poco.

Criterio Diarrea acuta Diarrea persistente
Durata Di norma si risolve in pochi giorni o entro una settimana Persiste oppure si ripresenta continuamente
Causa più frequente Infezione gastrointestinale, più frequentemente causata da norovirus Non esiste un’unica causa più frequente: è la valutazione a fare la differenza
Cosa viene prima di tutto Reintegrare liquidi ed elettroliti, mangiare leggero, riposare Individuare la causa, invece di attenuare i sintomi
Quando rivolgersi al medico Se non migliora dopo 48 ore o in presenza di segnali d’allarme In ogni caso
Ruolo dell’analisi della flora intestinale Nessuna: non cambia nulla nella situazione acuta Possibile componente dopo la valutazione medica

Indicazioni temporali, cause e criteri per rivolgersi al medico: Institut für Qualität und Wirtschaftlichkeit im Gesundheitswesen (IQWiG), 2023

Passo 1: reintegrare liquidi ed elettroliti

Secondo l’IQWiG, in caso di diarrea acuta la priorità è reintegrare i liquidi e gli elettroliti persi. Questa è l’unica misura imprescindibile: tutto il resto viene dopo.

PASSO 1

Bere e assumere sale

Tè zuccherato con prodotti da forno salati oppure una soluzione elettrolitica di glucosio acquistata in farmacia.

PASSO 2

Mangiare leggero

Alimenti leggeri per lo stomaco, come riso, banane o fette biscottate, non appena riesci di nuovo a trattenere qualcosa.

PASSO 3

Controlla i segnali d'allarme

Sangue nelle feci, febbre alta, forti dolori addominali o segni di disidratazione segnano la fine dell'autocura.

PASSO 4

48 ore sotto controllo

Se dopo due giorni non ci sono miglioramenti, l'autocura lascia il posto a una visita medica.

Perché zucchero e sale vanno insieme

La raccomandazione dell'IQWiG non si limita a dire «bere molto». Vengono indicati tè zuccherato con prodotti da forno salati oppure una soluzione elettrolitica di glucosio acquistata in farmacia: in entrambi i casi, zucchero e sale sono presenti insieme.

Non è un caso che la raccomandazione sia formulata così. Entrambi i componenti sono inclusi nella stessa raccomandazione e la soluzione pronta in farmacia riproduce esattamente questa combinazione. Chi beve solo acqua reintegra i liquidi, ma non ciò che viene perso insieme a essi.

Come bere concretamente

La difficoltà più comune non riguarda il cosa, ma il come. Chi beve un bicchiere grande tutto d'un fiato quando ha la nausea, di solito lo vomita subito e poi, per la frustrazione, non beve più nulla.

La soluzione più pratica consiste nell'assumere piccole quantità a brevi intervalli. Qualche sorso, qualche minuto di pausa, poi di nuovo qualche sorso. È più faticoso, ma resta nello stomaco, ed è questo che conta.

La soluzione pronta in farmacia presenta un vantaggio pratico rispetto alle miscele preparate in casa: il rapporto tra sale e zucchero è corretto, senza dover fare calcoli. Le miscele preparate in casa secondo ricette casalinghe variano molto e, soprattutto con i bambini piccoli e le persone anziane, questo non è il momento giusto per improvvisare.

Cosa non aiuta in questa fase

La cola e i salatini sono considerati rimedi casalinghi e non rientrano nella raccomandazione dell'IQWiG. Il contenuto di zucchero è elevato per questo scopo e i salatini non forniscono il profilo elettrolitico di una soluzione reidratante. Se non si ha altro in casa, non fanno ammalare, ma come piano sono la scelta peggiore.

In questa fase anche alcol e caffè sono da evitare. E i farmaci che fermano la diarrea non sono una scelta automatica: in caso di infezione, la diarrea è il modo con cui l'organismo elimina gli agenti patogeni. Il loro uso va quindi discusso e non deciso senza una valutazione.

In breve

Secondo l'IQWiG, in caso di diarrea acuta l'attenzione è rivolta soprattutto alla reintegrazione di liquidi ed elettroliti. Si raccomandano tè zuccherato con prodotti da forno salati oppure una soluzione elettrolitica di glucosio acquistata in farmacia, insieme ad alimenti delicati per lo stomaco come riso, banane o fette biscottate. La sola acqua non reintegra gli elettroliti e i farmaci per fermare la diarrea vanno discussi con un medico: in caso di infezione, la diarrea è il modo con cui l'organismo elimina gli agenti patogeni.

Passo 2: cosa puoi mangiare e quando

L'IQWiG indica come alimenti delicati per lo stomaco il riso, le banane e le fette biscottate. I tre hanno in comune il fatto di essere poveri di grassi, delicati e facili da digerire: questo è il principio alla base, non la scelta concreta.

La seconda parte della domanda è quella più importante: quando. Non c’è motivo di digiunare per giorni. Non appena riesci a trattenere qualcosa, mangiare è utile, in piccole porzioni anziché in un unico pasto abbondante.

Il principio alla base di riso, banana e fette biscottate

I tre alimenti citati sono esempi, non prescrizioni. Chi non ama le banane non deve mangiarle: ciò che conta sono le caratteristiche che rappresentano.

Povero di grassi, perché i grassi mettono ulteriormente alla prova la digestione. Condito delicatamente, perché il piccante irrita ancora di più l’intestino già irritato. E facilmente digeribile, perché in questa fase l’intestino dovrebbe essere sottoposto al minor lavoro possibile. Patate, pasta, pappa d’avena o un brodo chiaro soddisfano gli stessi criteri.

In questa fase possono aspettare: i cibi grassi, quelli molto speziati, grandi porzioni di verdure crude e tutto ciò che da solo provoca già disturbi. Anche qui vale un periodo di pochi giorni, non di settimane: una dieta leggera permanente non è né necessaria né utile.

Il decorso tipico nei primi giorni

1

Le prime ore

Bere è la priorità, in piccole quantità e frequentemente. Mangiare è secondario, finché non riesci a trattenere nulla. Se devi vomitare, aspetta prima di assumere cibi solidi.

2

Giorno 1

Soluzione elettrolitica o tè zuccherato con prodotti da forno salati. A ciò si aggiungono le prime piccole porzioni di cibi delicati per lo stomaco, non appena riesci a trattenerli. Anche il riposo è importante.

3

Dopo 48 ore

Il punto della decisione. Se non è migliorato nulla, è il momento di fissare un appuntamento dal medico: non è una questione di discrezione, ma il criterio indicato dall’IQWiG.

4

Dopo una settimana

La diarrea acuta generalmente passa dopo pochi giorni o al massimo una settimana. Ciò che persiste oltre questo periodo non è più un decorso acuto e va trattato diversamente.

Ritorno alla dieta normale

Il ritorno alla normalità è meno spettacolare di quanto molti si aspettino. Non appena le feci tornano più solide e non ti senti più spossato, non c’è nulla che impedisca di tornare gradualmente alla dieta abituale.

È sensato procedere per gradi invece di fare tutto insieme. Prima si torna alle porzioni normali, poi ai cibi più grassi e infine alle verdure crude in quantità maggiori. Se durante un passaggio i disturbi ricompaiono, si torna indietro di un passaggio e si aspetta un giorno.

Un errore frequente a questo proposito è pensare che dopo una diarrea sia necessaria una cura o un programma di recupero. In caso di decorso non complicato, la digestione si riprende senza interventi. La questione diventa interessante solo se non lo fa per settimane.

L’igiene fa parte del trattamento

Poiché le infezioni gastrointestinali sono contagiose, l’igiene rientra tra le misure immediate e non in un’appendice. L’IQWiG indica di lavarsi le mani frequentemente e accuratamente, rimuovere subito feci e vomito, disinfettare il bagno e lavare tessili, asciugamani e stoviglie ad almeno 60 gradi.

Un aspetto viene regolarmente sottovalutato: la contagiosità non termina con la scomparsa dei sintomi. Secondo l’IQWiG, i rotavirus vengono eliminati ancora fino a otto giorni dopo la scomparsa dei sintomi, i norovirus fino a 14 giorni (dati 2023).

Passaggio 3: conoscere i segnali d’allarme

Ci sono situazioni in cui l’autocura finisce, indipendentemente da quanto tempo duri la diarrea. Questo elenco segue i criteri dell’IQWiG.

Quando è necessario un accertamento medico

  • Nessun miglioramento dopo 48 ore – il punto più chiaro e più spesso trascurato.
  • Febbre alta – fa pensare a un decorso non benigno.
  • Feci con sangue – richiedono sempre accertamenti, indipendentemente dalla durata.
  • Forti dolori addominali – non il consueto fastidio, ma dolori nettamente più intensi.
  • Segni di grave disidratazione – capogiri, tratti del viso incavati, respirazione rapida, battito cardiaco accelerato o pelle anelastica.

In caso di diarrea acuta, l’obiettivo non è fermarla, ma reintegrare ciò che viene perso.

Come riconoscere la disidratazione

Il punto dell’elenco più difficile da valutare è la disidratazione. Non si manifesta con un segnale chiaro, ma insidiosamente; e chi la sviluppa in prima persona è la persona meno adatta a valutarla.

L’IQWiG indica come segni di una grave disidratazione capogiri, tratti del viso incavati, respirazione rapida, battito cardiaco accelerato e pelle anelastica. Quest’ultimo punto può essere verificato: una piega della pelle sollevata sul dorso della mano dovrebbe tornare subito alla posizione normale e non rimanere sollevata.

Un’indicazione pratica aggiuntiva è la quantità di urina. Chi per molte ore riesce a urinare appena perde più liquidi di quanti ne reintegri. Non è un criterio diagnostico, ma un motivo valido per non rimandare ulteriormente la visita dal medico.

Chi dovrebbe andare prima dal medico

La regola delle 48 ore vale per gli adulti sani. Nei bambini piccoli, nelle persone molto anziane, nelle donne in gravidanza e nelle persone con un sistema immunitario indebolito o malattie croniche, la soglia è più bassa, perché in questi casi la perdita di liquidi può diventare critica più rapidamente.

Lo stesso vale dopo un viaggio intercontinentale e dopo una terapia antibiotica. In entrambi i casi sono possibili cause che non si risolvono con tè e fette biscottate e che richiedono accertamenti mirati.

Passaggio 4: se non passa

Da qui la questione cambia. Non si tratta più di capire cosa aiuti contro la diarrea, ma da dove provenga. Questo passaggio deve essere seguito da un medico e solo dopo, non prima, un’analisi della flora intestinale può essere un elemento utile.

mybody®x (MYBODY Lab GmbH) offre a questo scopo un’analisi delle feci che esamina la composizione della flora intestinale. Non è espressamente uno strumento per le situazioni acute.

Test MIKROBIOMA della flora intestinale Essenziale di mybody®x (MYBODY Lab GmbH)

Test MIKROBIOMA della flora intestinale | Essenziale

Analizza, a partire da un campione di feci, la composizione della flora intestinale, il rapporto tra batteri protettivi e problematici, il valore del pH nell’intestino e gli indizi di una disbiosi. Cosa il test non può fare: non rileva gli agenti patogeni e quindi non individua né norovirus né salmonella. In caso di diarrea acuta non cambia la situazione e non sostituisce un accertamento medico.

Prezzo: 149,00 € (anziché 169,00 €)  ·  Tipo di campione: campione di feci  ·  Tempi di elaborazione: spedizione del kit in 1–3 giorni lavorativi, valutazione di laboratorio in 5–10 giorni lavorativi dalla ricezione del campione  ·  Laboratorio: analisi di laboratorio certificata ISO in Germania

Al test del microbioma Essential

Quali gruppi di batteri intestinali svolgono ciascuna funzione e cosa significano i valori riportati in un referto è spiegato nel glossario dell’intestino.

Cosa portare alla visita medica

Quattro informazioni accorciano notevolmente il colloquio. Primo, l’inizio: da quanto tempo sono presenti esattamente i disturbi e sono comparsi improvvisamente o gradualmente?

Secondo, la frequenza e l’aspetto. Quante volte al giorno e c’erano sangue o muco? È spiacevole da descrivere, ma è comunque l’informazione più importante.

Terzo, le circostanze concomitanti: un viaggio a lunga distanza, l’assunzione di antibiotici nelle ultime settimane, un pasto condiviso dopo il quale si sono ammalate anche altre persone o malattie presenti nell’ambiente circostante.

E quarto, l’elenco dei farmaci, compresi quelli da banco. Altrimenti una diarrea causata da un effetto collaterale può essere facilmente trattata come un’infezione e, di conseguenza, non passa.

Tutti i prezzi e i dettagli delle prestazioni sono aggiornati al 5 agosto 2026. I prezzi e l’entità delle prestazioni possono cambiare; fa sempre fede la relativa pagina del prodotto.

Vale la pena fare un’analisi?

Utile per te se …

… la fase acuta è terminata e la digestione non ritrova il suo ritmo abituale da settimane.

… è già stato effettuato un accertamento medico e non è stata individuata alcuna causa che richieda un trattamento.

… cerchi un’indicazione sulla composizione della tua flora intestinale dopo una terapia antibiotica.

Piuttosto no, se …

… la diarrea è appena comparsa ed è acuta: in quel caso contano i liquidi, gli elettroliti e il limite delle 48 ore.

… noti uno dei segnali d’allarme: in questi casi non si può fare a meno di una visita medica.

… ti aspetti l’identificazione di un agente patogeno: un’analisi della flora intestinale non è stata concepita per questo.

Cosa non può fare un’analisi della flora intestinale

Il primo e più importante limite è il momento. Un’analisi delle feci richiede la spedizione e la valutazione di laboratorio. In caso di diarrea che si risolve spontaneamente nell’arco di pochi giorni o una settimana, il risultato arriva quando il problema è già passato.

Il secondo limite riguarda il contenuto. Un’analisi della flora intestinale descrive la composizione della comunità batterica. Non rileva gli agenti patogeni e non individua norovirus, Campylobacter, salmonelle o EHEC, cioè proprio le cause che vengono considerate prioritarie in caso di diarrea acuta.

Il terzo limite riguarda il valore informativo. Una composizione anomala è un dato, non una diagnosi. Non spiega automaticamente i disturbi e non è possibile ricondurla a una causa senza un’interpretazione medica.

Ne deriva un ordine pratico che in molte guide viene presentato esattamente al contrario. Prima la gestione della fase acuta, poi la decisione dopo 48 ore, quindi il consulto medico e solo dopo, una volta escluse cause che richiedono un trattamento e se i disturbi persistono comunque, un’analisi della flora intestinale può diventare interessante.

Chi inverte quest’ordine perde tempo proprio quando il tempo è poco. Un test richiesto durante un episodio acuto risponde a una domanda che, quando arrivano i risultati, nella maggior parte dei casi si è già risolta da sola.

E c’è un quarto limite, raramente esplicitato: subito dopo un’infezione, la flora intestinale è già alterata. Un’analisi eseguita in questa fase misura la situazione eccezionale e non quella normale: è quindi utile rispettare un intervallo di tempo.

Cosa conta nei primi giorni

In caso di diarrea acuta, la risposta è più breve di quanto si potrebbe pensare: bere liquidi con zucchero e sale, mangiare cibi leggeri, riposare. Questo copre ciò che l’IQWiG indica come prioritario e, di norma, non serve altro.

Il vero obiettivo è un altro: non lasciarsi sfuggire il momento in cui aspettare diventa sbagliato. Nessun miglioramento dopo 48 ore, febbre alta, feci con sangue, forti dolori addominali o segni di disidratazione: in presenza di uno solo di questi segnali termina l’autogestione.

E c’è un aspetto che va oltre la propria guarigione: la contagiosità non termina con i sintomi. Chi vive in casa con altre persone, lavora o si prende cura dei familiari deve quindi mantenere più a lungo le misure igieniche, anche quando sembra eccessivo: secondo l’IQWiG, nel caso dei norovirus fino a 14 giorni dopo la scomparsa dei sintomi.

Il tuo prossimo passo concreto: annota l’ora in cui sono iniziati i sintomi. Due giorni dopo saprai così, senza fare calcoli, se sono trascorse 48 ore e non dovrai affidarti a una sensazione che, dopo due notti difficili, è comunque poco attendibile.

Domande frequenti

Cosa aiuta più rapidamente in caso di diarrea acuta?

La sostituzione di liquidi ed elettroliti. A questo scopo l’IQWiG indica tè zuccherato con snack salati oppure una soluzione di elettroliti e glucosio acquistabile in farmacia, oltre ad alimenti delicati per lo stomaco come riso, banane o fette biscottate. La sola acqua copre solo metà del fabbisogno, perché non reintegra i sali persi. I farmaci che bloccano la diarrea vanno discussi con un medico: in caso di infezione, la diarrea è il modo in cui l’organismo elimina gli agenti patogeni.

Quanto dura normalmente la diarrea?

Secondo l’IQWiG, la diarrea acuta scompare generalmente dopo pochi giorni o una settimana. Tuttavia, il momento decisivo arriva prima: se dopo 48 ore non si è verificato alcun miglioramento, è indicato consultare un medico. Ciò che persiste oltre una settimana o si ripresenta più volte non è più considerato un decorso acuto e viene valutato diversamente.

Quando devo consultare un medico per la diarrea?

Se dopo 48 ore non si verifica alcun miglioramento, in caso di febbre alta, feci con sangue, forti dolori addominali e segni di grave disidratazione, tra cui vertigini, lineamenti del viso incavati, respirazione rapida, battito cardiaco accelerato e pelle poco elastica. Nei bambini piccoli, nelle persone molto anziane, nelle donne in gravidanza e nelle persone con sistema immunitario indebolito, la soglia è più bassa, perché la perdita di liquidi può diventare critica più rapidamente.

Per quanto tempo sono contagioso dopo un’infezione gastrointestinale?

Più a lungo di quanto durino i sintomi. Secondo l’IQWiG, i rotavirus vengono eliminati fino a otto giorni dopo la scomparsa dei sintomi, mentre i norovirus fino a 14 giorni. Per questo è ancora importante lavarsi accuratamente le mani, rimuovere immediatamente feci e vomito e lavare tessuti e stoviglie ad almeno 60 gradi, anche quando ti senti di nuovo bene.

Un’analisi della flora intestinale è utile in caso di diarrea acuta?

No. Un’analisi delle feci della flora intestinale descrive la composizione della comunità batterica e non rileva gli agenti patogeni: non individua norovirus, salmonella o Campylobacter. Inoltre, c’è il fattore tempo: la spedizione e l’analisi di laboratorio richiedono più tempo di quanto duri solitamente una diarrea acuta. Un’analisi di questo tipo diventa utile solo a una certa distanza temporale e dopo aver consultato il medico, quando la digestione non torna alla normalità per un periodo prolungato.

Quando la digestione non torna alla normalità per un periodo prolungato

Dopo aver consultato il medico e a una certa distanza temporale dall’infezione, un’analisi della flora intestinale può essere un elemento aggiuntivo: descrive lo stato attuale, non costituisce una diagnosi.

Scopri il test del microbioma Essential Panoramica di tutte le analisi intestinali

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Fonti

  1. Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG): Diarrea, aggiornamento 2023 — gesundheitsinformation.de
  2. Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG): Prevenire le infezioni gastrointestinali, aggiornamento 2023 — gesundheitsinformation.de
  3. Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG): Come funziona l’intestino?, aggiornamento 2026 — gesundheitsinformation.de

La definizione di diarrea, la durata, le raccomandazioni relative a liquidi, elettroliti e alimentazione, nonché tutti i criteri per la valutazione medica, si basano sulla fonte [1]. Le informazioni sugli agenti patogeni, sull’igiene e sulla durata dell’eliminazione provengono dalla fonte [2]. L’indicazione dell’intervallo normale della frequenza delle evacuazioni proviene dalla fonte [3]. Le informazioni sui prodotti provengono dalle pagine dei prodotti mybody®x, consultate il 5 agosto 2026.

Certificato / marchio di qualità mybody®x (MYBODY Lab GmbH)

Team editoriale e specialistico mybody®x

Salute intestinale Microbioma Scienze dell’alimentazione

Questo articolo è stato redatto e sottoposto a revisione specialistica dal team editoriale e specialistico di mybody®x. Il team riunisce competenze in nutrigenetica, microbioma e scienze intestinali, interpretazione delle analisi del sangue, scienze dell’alimentazione e diagnostica di laboratorio.

Pubblicato il 5 agosto 2026 · Ultimo aggiornamento il 5 agosto 2026

Avvertenza medica: questo articolo è destinato all’informazione generale e non sostituisce il consulto, la diagnosi o il trattamento medico. La presenza di sangue nelle feci, febbre alta, forti dolori addominali e segni di grave disidratazione devono essere valutati tempestivamente da un medico; per i bambini piccoli, le persone molto anziane e le donne in gravidanza la soglia per rivolgersi a un medico è più bassa.

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