Infiammazione intestinale: cosa mangiare e cosa è meglio evitare?
Le informazioni più importanti in breve
In caso di infiammazione intestinale acuta sono generalmente ben tollerati: liquidi a sufficienza, pietanze leggere cotte come patate, riso o porridge d’avena, verdure al vapore e fonti proteiche povere di grassi. Molte persone tollerano peggio i cibi molto grassi, fortemente fritti, molto piccanti o molto zuccherati, così come l’alcol. La durata necessaria di questa alimentazione leggera dipende dalla causa.
La distinzione fondamentale al centro di questa guida è la seguente: un’infiammazione intestinale acuta è generalmente di origine infettiva e di norma si risolve spontaneamente. Una malattia infiammatoria cronica intestinale come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa, invece, si manifesta con riacutizzazioni e richiede un trattamento medico continuativo. Nessun regime alimentare cura una malattia infiammatoria cronica intestinale: l’alimentazione può alleviare i disturbi e preservare lo stato nutrizionale, ma nulla di più.
Leggi prima il capitolo 2: vi sono indicati i segnali d’allarme per i quali è prioritario rivolgersi a un medico. I capitoli 3 e 5 illustrano gli aspetti pratici, il capitolo 6 mette a confronto i decorsi acuti e cronici, il capitolo 7 fa chiarezza su fibre e FODMAP, mentre il capitolo 11 indica i limiti degli autotest.
Cosa troverai in questo articolo
2. Cosa dovresti mangiare in caso di infiammazione intestinale e quando è necessario farla valutare prima da un medico?
3. Quali alimenti sono spesso ben tollerati durante una riacutizzazione acuta?
4. Quanto sono frequenti le malattie infiammatorie croniche intestinali?
5. Come capire quali alimenti tolleri?
6. Acuta o cronica: in cosa differisce l’alimentazione?
7. Quali benefici apportano le fibre e cosa offre un’alimentazione povera di FODMAP?
8. Cosa pensare di probiotici, cure intestinali e integratori alimentari?
9. Per chi è utile un’analisi del microbioma e per chi no?
10. Come mybody® può offrire un supporto complementare
11. Inquadramento: cosa può fare un test del microbioma e cosa no
12. In conclusione
Domande frequenti
Fonti
Che cos’è un’infiammazione intestinale e quali forme esistono?
«Infiammazione intestinale» non indica una singola malattia, ma è un termine generico che comprende condizioni molto diverse. L’unico elemento comune è che la mucosa intestinale presenta alterazioni infiammatorie. Le conseguenze per l’alimentazione dipendono interamente dalla forma presente.
Per la vita quotidiana è sufficiente una distinzione generale: le infiammazioni acute, generalmente causate da agenti patogeni e destinate a risolversi dopo alcuni giorni, e le malattie infiammatorie croniche intestinali, che si manifestano per anni con fasi di riacutizzazione. I due gruppi richiedono approcci completamente diversi.
L’infiammazione intestinale acuta: generalmente infettiva e di durata limitata
Un’infiammazione intestinale acuta è spesso causata da virus o batteri e si manifesta tipicamente con diarrea, dolori addominali e talvolta vomito. Inizia all’improvviso, raggiunge rapidamente il suo apice e in molti casi migliora spontaneamente nell’arco di pochi giorni.
In questo caso l’alimentazione ha un compito chiaramente limitato: deve compensare la perdita di liquidi e sali minerali e non sovraccaricare ulteriormente l’intestino. Non cura la causa, ma rappresenta una misura di supporto per alcuni giorni.
Malattie infiammatorie croniche intestinali: morbo di Crohn e colite ulcerosa
Il secondo gruppo è decisamente più grave dal punto di vista medico. L’Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG, aggiornamento 2026) lo formula in modo conciso: «Il morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica intestinale». Oltre al morbo di Crohn, ne fa parte soprattutto la colite ulcerosa.
Queste malattie procedono per riacutizzazioni: alle fasi con disturbi intensi seguono fasi con pochi sintomi o nessun sintomo. Secondo l’IQWiG (2026), «durante una riacutizzazione acuta del morbo di Crohn si manifestano soprattutto dolori addominali e diarrea».
Messaggio chiave: un’infiammazione intestinale acuta, generalmente infettiva, tende a risolversi spontaneamente dopo alcuni giorni: in questo caso l’alimentazione ha solo una funzione di supporto. Una malattia infiammatoria cronica intestinale come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa procede invece per riacutizzazioni e richiede un’assistenza medica continuativa. Nessun regime alimentare cura una malattia infiammatoria cronica intestinale.
In cosa si differenzia questo articolo dai contributi correlati?
Questa guida tratta esclusivamente l’alimentazione in caso di disturbi intestinali infiammatori. Se i disturbi riguardano piuttosto la parte superiore dell’addome poco dopo aver mangiato, allora Nausea dopo aver mangiato è l’articolo più adatto. Se invece prevalgono dolori simili a crampi, trovi una spiegazione in Mal di stomaco dopo aver mangiato. Come funzionano tecnicamente le analisi del microbioma e in cosa si differenziano lo spiega invece I test del microbioma più affidabili per la tua flora intestinale.
Cosa dovresti mangiare in caso di infiammazione intestinale e quando è necessario farla valutare prima da un medico?
In caso di infiammazione intestinale acuta, tre cose sono fondamentali: bere abbastanza, scegliere cibi delicati e poveri di grassi e mangiare in piccole porzioni. Patate, riso, porridge d’avena, verdure cotte al vapore, banana e fonti proteiche povere di grassi come il quark magro o il brodo di pollo sono ben tollerati da molte persone in questa fase.
Altrettanto importante è ciò che in questa fase viene spesso tollerato peggio: cibi molto grassi e fortemente fritti, pietanze molto speziate, grandi quantità di zuccheri, alcol e, per alcune persone, anche il caffè. Sono indicazioni basate sull’esperienza, non divieti, e non valgono allo stesso modo per ogni persona.
È proprio a questo punto che una precisazione è più importante di qualsiasi elenco di alimenti. Nella sua panoramica sull’alimentazione in caso di disturbi intestinali (aggiornamento 2023), l’IQWiG sottolinea espressamente che le reazioni individuali non possono essere generalizzate.
“
«Il modo in cui le persone reagiscono a determinati alimenti è però molto individuale».
Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG)
gesundheitsinformation.de, «Cosa aiuta in caso di intestino irritabile e cosa no?», aggiornamento 2023
Questa frase si riferisce al contesto della sindrome dell’intestino irritabile, ma vale allo stesso modo in caso di disturbi infiammatori intestinali: due persone con la stessa diagnosi spesso tollerano alimenti diversi. Perciò un elenco generale è sempre soltanto un punto di partenza, mai il risultato finale.
Quali segnali d’allarme hanno la precedenza su qualsiasi questione alimentare?
Prima di modificare la tua alimentazione, occorre chiarire un’altra questione: i tuoi disturbi rientrano davvero nell’autotrattamento? L’IQWiG (2023) indica alcuni sintomi aggiuntivi che suggeriscono un’altra malattia intestinale e richiedono una valutazione medica.
Questi segnali richiedono una visita medica, non un piano alimentare
- ✓ Notevole perdita di peso – secondo l’IQWiG (2023), una perdita di peso involontaria è un’indicazione di un’altra malattia intestinale.
- ✓ Sangue nelle feci – l’IQWiG (2023) afferma: «La presenza di sangue nelle feci dovrebbe essere sempre valutata da un medico per chiarirne la causa».
- ✓ Febbre – la febbre non rientra nel quadro di un disturbo digestivo innocuo.
- ✓ Pallore – può indicare anemia e richiede un esame del sangue.
- ✓ Vomito persistente, disturbi notturni o dolori improvvisi e intensi – in questi casi è necessaria una valutazione medica tempestiva, non aspettare.
Secondo l’IQWiG (2023), «ulteriori disturbi come una notevole perdita di peso, sangue nelle feci, febbre o pallore indicano piuttosto un’altra malattia intestinale». È questo il motivo per cui l’articolo non offre una diagnosi a distanza, ma mette la valutazione medica al primo posto.
Quali alimenti sono spesso ben tollerati durante la fase acuta?
Durante la fase acuta vale un principio semplice: ingredienti semplici, pochi grassi, condimenti delicati, cibi ben cotti, in piccole porzioni distribuite nell’arco della giornata. L’obiettivo non è guarire l’intestino, ma irritarlo il meno possibile e mantenere l’apporto di energia e liquidi.
Il punto più importante sono i liquidi. In caso di diarrea, l’organismo perde acqua e sali minerali: per questo bere regolarmente a piccoli sorsi viene prima di qualsiasi considerazione sull’alimentazione solida.
Cosa viene spesso tollerato bene nella fase acuta
- ✓ Liquidi in piccole quantità – acqua, tè non zuccherato, brodo limpido; distribuiti nell’arco della giornata invece che in poche porzioni abbondanti.
- ✓ Alimenti di base ricchi di amido – patate, riso, pasta, porridge d’avena o fette biscottate come base del pasto.
- ✓ Verdure ben cotte – carote, zucchine o finocchi cotti al vapore invece che crudi.
- ✓ Fonti proteiche povere di grassi – pollo, pesce magro, quark magro o un uovo cotto alla coque.
- ✓ Piccoli pasti frequenti – cinque o sei piccole porzioni affaticano l’intestino meno di due pasti abbondanti.
Dall’altro lato ci sono gli alimenti che in questa fase spesso accentuano i disturbi: pietanze fritte e molto rosolate, grandi quantità di panna o burro, spezie molto piccanti, bevande ricche di zuccheri e alcol. Anche gli alimenti che causano molto gonfiore, come legumi o cavoli, durante una riacutizzazione sono spesso tollerati meno bene.
Queste limitazioni sono espressamente pensate come soluzione temporanea. Una scelta di alimenti molto limitata e prolungata comporta il rischio di carenze di nutrienti importanti, e questo è già un problema nelle malattie infiammatorie intestinali.
Quanto sono frequenti le malattie infiammatorie croniche intestinali?
Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono più rare di quanto potrebbe far pensare l’attenzione dedicata all’argomento. Questa distinzione è importante perché evita due conclusioni errate: da un lato, un’autodiagnosi affrettata e, dall’altro, la sottovalutazione di disturbi persistenti.
Fonte: IQWiG, aggiornamento 2026 (malattia di Crohn) e Società tedesca di nutrizione (DGE), aggiornamento 2021 (fibre)
Secondo IQWiG (aggiornamento 2026), in Europa si stima che 320 persone su 100.000 abbiano la malattia di Crohn. Ogni anno, secondo le stime, si ammalano per la prima volta circa 3-6 persone su 100.000.
Per fare un confronto: per la sindrome dell’intestino irritabile, che non è una malattia infiammatoria, IQWiG (2023) indica un ordine di grandezza molto diverso: secondo le stime, 10-20 persone su 100 soffrono della sindrome dell’intestino irritabile. I disturbi addominali persistenti sono quindi molto più frequenti delle malattie infiammatorie croniche intestinali.
Il terzo valore nella striscia va inserito in un altro contesto: nei suoi valori di riferimento (aggiornati al 2021), la Società tedesca di nutrizione (DGE) indica per gli adulti un valore indicativo di almeno 30 g di fibre al giorno. Questo valore vale per la popolazione generale sana: durante una fase acuta non rappresenta espressamente l’obiettivo.
Come scopri quali alimenti tolleri?
Poiché, secondo IQWiG (2023), le reazioni individuali variano notevolmente, non si può prescindere da un’osservazione sistematica. Un approccio strutturato fornisce indicazioni più affidabili delle sensazioni provate a posteriori e impedisce che la scelta degli alimenti si restringa inutilmente.
Dare priorità alla valutazione medica
In caso di perdita di peso, sangue nelle feci, febbre o pallore, sottoporsi innanzitutto a una valutazione medica (IQWiG, 2023), e solo dopo intervenire sull’alimentazione.
Documentare per due settimane
Annotare il pasto, l’orario, i disturbi e l’evacuazione. Senza registrazioni, ogni collegamento resta un’ipotesi.
Testare singolarmente
Eliminare e reintrodurre gli alimenti sospetti uno alla volta: mai cinque insieme, altrimenti non sarà possibile attribuire il risultato.
Farsi seguire da uno specialista
Le diete di eliminazione prolungate devono essere seguite con il supporto di un professionista della terapia nutrizionale, a causa del rischio di malnutrizione (IQWiG, 2023).
Questo approccio offre un ulteriore vantaggio: rende evidente quando nessun alimento è effettivamente la causa scatenante. Spesso i disturbi sono legati anche alla velocità con cui si mangia, alle dimensioni delle porzioni, alla mancanza di sonno o allo stress, fattori che sfuggono a un semplice diario alimentare.
È importante anche considerare l’arco temporale. Due settimane di registrazione sono sufficienti per individuare i primi schemi; chi continua a eliminare alimenti per mesi senza ottenere miglioramenti rischia di compromettere l’apporto di nutrienti più che di alleviare i disturbi.
Acuta o cronica: in cosa differisce l’alimentazione?
La panoramica seguente confronta l’infiammazione intestinale acuta, generalmente di origine infettiva, e la malattia infiammatoria cronica intestinale sulla base degli stessi quattro criteri. È il fulcro di questo articolo: quasi ogni disinformazione sull’argomento nasce dal fatto che le due forme vengono confuse.
| Criterio | Infiammazione intestinale acuta | Malattia infiammatoria cronica intestinale |
|---|---|---|
| Decorso tipico | Insorgenza improvvisa, generalmente di origine infettiva; di norma si risolve nel giro di alcuni giorni | Decorso che si protrae per anni con riacutizzazioni, intervallate da fasi con pochi disturbi (IQWiG, aggiornato al 2026) |
| Disturbi | Diarrea, dolori addominali, talvolta vomito – per un periodo limitato | Secondo IQWiG (2026), durante una riacutizzazione acuta del morbo di Crohn «si manifestano soprattutto dolori addominali e diarrea»; spesso si aggiungono perdita di peso e spossatezza |
| Ruolo dell’alimentazione | Come supporto per alcuni giorni: reintegrare i liquidi, seguire un’alimentazione leggera e povera di grassi, consumare piccole porzioni | Come supporto continuativo: alleviare i disturbi e garantire un adeguato stato nutrizionale. Nessuna forma di alimentazione cura la malattia |
| È necessario un trattamento medico? | Spesso no, ma è indispensabile in presenza di sangue nelle feci, febbre, pallore o marcata perdita di peso (IQWiG, 2023) | Sì, in modo continuativo e sotto controllo medico. L’alimentazione integra il trattamento, ma non lo sostituisce |
Dalla tabella deriva una conseguenza pratica: in caso di infiammazione intestinale acuta, per alcuni giorni l’alimentazione è lo strumento più importante a tua disposizione. In caso di malattia infiammatoria cronica intestinale, è un elemento che si affianca al trattamento medico: utile, ma non decisivo.
Nella sua panoramica sul morbo di Crohn, l’IQWiG (aggiornato al 2026) non indica alcuna dieta che abbia dimostrato di influenzare una malattia infiammatoria cronica intestinale già presente. Viene descritta un’alimentazione generalmente favorevole «con molte verdure e il minor numero possibile di prodotti di origine animale e alimenti altamente trasformati», come raccomandazione generale e non come trattamento.
Quali benefici apportano le fibre e quali vantaggi offre un’alimentazione a basso contenuto di FODMAP?
A lungo termine, le fibre sono una componente fondamentale di un’alimentazione favorevole alla salute intestinale, ma durante una fase acuta sono spesso mal tollerate. Questa contraddizione si risolve considerando la prospettiva temporale: il valore di riferimento descrive la quotidianità, non la fase acuta.
La Società tedesca di nutrizione (DGE) descrive nei suoi valori di riferimento (aggiornati al 2021) come agiscono le fibre: «Le fibre, note anche come fibra alimentare, influenzano il tempo di transito degli alimenti nello stomaco e nell’intestino, la quantità e la consistenza delle feci, nonché la frequenza dell’evacuazione intestinale.»
Per quanto riguarda i benefici nella vita quotidiana, la DGE (2021) afferma: «Un maggiore apporto di fibre ha effetti protettivi sulle malattie cardiovascolari, sul diabete di tipo 2, sull’obesità, sull’ipertensione, sul cancro del colon e della mammella e sul rischio di mortalità.» Il valore di riferimento è di almeno 30 g al giorno per gli adulti.
Nella fase acuta questo valore non è il riferimento. È più utile ricostruire gradualmente l’alimentazione dopo la riduzione dei disturbi, attraverso gli alimenti e non gli integratori: l’IQWiG (2023) osserva che non è stato dimostrato che gli integratori aggiuntivi di fibre siano d’aiuto.
Che cos’è un’alimentazione a basso contenuto di FODMAP e per chi è indicata?
FODMAP è l’acronimo di un gruppo di carboidrati che vengono assorbiti con difficoltà nell’intestino tenue. L’IQWiG (2023) descrive così il meccanismo ipotizzato: «Si suppone che l’assunzione di FODMAP faccia arrivare più acqua nell’intestino e favorisca la diarrea.»
Questo approccio è stato studiato soprattutto per la sindrome dell’intestino irritabile, non come trattamento delle malattie infiammatorie intestinali. Chi soffre di una malattia infiammatoria cronica intestinale non dovrebbe quindi considerare una fase a basso contenuto di FODMAP come un sostituto del trattamento medico, ma al massimo come un tentativo di alleviare alcuni disturbi.
E questo approccio ha un costo chiaramente riconosciuto. L’IQWiG (2023) scrive testualmente: «Tuttavia, sussiste il rischio di malnutrizione, perché diventa difficile assumere una quantità sufficiente di vitamine e minerali.» Una dieta di eliminazione senza il supporto di un professionista non è un tentativo innocuo, ma un intervento sull’apporto di nutrienti.
Una dieta di eliminazione senza il supporto di un professionista non è un tentativo innocuo, ma un intervento sull’apporto di nutrienti.
In pratica, un’alimentazione povera di FODMAP deve essere seguita per un periodo limitato e con il supporto di un professionista della terapia nutrizionale. Non è un’alimentazione da mantenere a lungo termine, e la successiva reintroduzione dei gruppi di alimenti è importante quanto la fase di eliminazione.
Messaggio chiave: Il valore indicativo di almeno 30 g di fibre al giorno (DGE, aggiornato al 2021) descrive l’alimentazione quotidiana in assenza di disturbi, non la fase acuta. Secondo l’IQWiG (2023), un’alimentazione povera di FODMAP comporta il rischio di malnutrizione e deve pertanto essere seguita per un periodo limitato e sotto supervisione professionale.
Cosa pensare di probiotici, programmi depurativi intestinali e integratori alimentari?
Intorno ai disturbi intestinali infiammatori esiste un grande mercato di programmi depurativi, polveri e capsule. La risposta onesta è: per molte di queste proposte mancano prove di efficacia – e questo non è un dettaglio marginale, bensì il punto centrale.
Per quanto riguarda i probiotici, l’IQWiG (2023) ne descrive almeno la tollerabilità: «In generale, i probiotici sono ben tollerati: solo raramente si verificano lievi effetti indesiderati, come il gonfiore.» Una buona tollerabilità è tuttavia diversa da un beneficio comprovato in caso di malattia infiammatoria intestinale.
Per gli integratori di fibre, l’affermazione è ancora più netta. L’IQWiG (2023) afferma: «Non è dimostrato che gli integratori aggiuntivi di fibre siano utili.» Chi desidera aumentare l’apporto di fibre dovrebbe farlo preferibilmente attraverso gli alimenti.
La Deutsche Gesellschaft für Ernährung (DGE) si esprime in modo altrettanto chiaro sui programmi depurativi: «Mancano ancora prove scientifiche sull’efficacia delle cosiddette diete depurative o detox.» Questa valutazione proviene dall’analisi della DGE sulle diete depurative (DGEinfo, 2018).
Esiste tuttavia una situazione in cui gli integratori alimentari possono essere appropriati dal punto di vista medico: quando, in presenza di una malattia infiammatoria cronica intestinale, è stata accertata una carenza di nutrienti, ad esempio perché l’assorbimento nell’intestino infiammato è compromesso. Questa decisione spetta al medico e si basa su valori misurati, non su supposizioni.
In breve
Secondo l’IQWiG (2023), i probiotici sono generalmente ben tollerati, ma da ciò non si può dedurre un beneficio comprovato nelle malattie infiammatorie intestinali. Secondo l’IQWiG (2023), non è dimostrato alcun beneficio degli integratori aggiuntivi di fibre, mentre per le diete depurative o detox mancano prove scientifiche, secondo la DGE (2018). Gli integratori alimentari sono utili quando una carenza è stata accertata dal medico, non come trattamento preventivo.
Per chi è utile un’analisi del microbioma e per chi no?
Un’analisi del microbioma descrive quali batteri sono rilevabili in un campione di feci e in quale rapporto si trovano tra loro. Risponde quindi a una domanda completamente diversa da «Il mio intestino è infiammato?» – e questa distinzione determina se un test di questo tipo sia adatto a te.
Un test del microbioma non rileva un'infiammazione intestinale. Non formula diagnosi e non dimostra la presenza di una malattia infiammatoria cronica intestinale, di un'infezione, di un tumore o della celiachia. Questa precisazione viene posta consapevolmente prima di qualsiasi considerazione sull'utilità.
Utile per te se …
… la valutazione medica è già stata effettuata e ora vuoi sviluppare ulteriormente la tua alimentazione in modo strutturato.
… cerchi una fotografia momentanea della tua diversità batterica e del rapporto tra microrganismi protettivi e problematici.
… ti interessano un indice FODMAP o il tuo enterotipo come ulteriore orientamento per la scelta degli alimenti.
… vuoi discutere i risultati con la tua medica, il tuo medico o un professionista della nutrizione, invece di interpretarli da solo.
Piuttosto no, se …
… presenti segnali d'allarme acuti: sangue nelle feci, febbre, calo di peso significativo o pallore devono essere valutati da un medico (IQWiG, 2023). In questo caso, un autotest non ha la precedenza.
… vuoi sapere se è presente un'infiammazione intestinale. Un test del microbioma non rileva le infiammazioni e non formula diagnosi.
… speri che possa sostituire una terapia. In caso di morbo di Crohn o colite ulcerosa, nessuna analisi e nessun regime alimentare sostituiscono il trattamento medico.
… hai bisogno di una risposta in tempi brevi: l'analisi richiede circa 20-25 giorni lavorativi dal ricevimento del campione.
La conclusione onesta: un'analisi del microbioma è un supporto per la pianificazione dell'alimentazione, non uno strumento diagnostico. Può fornire un orientamento dopo una valutazione medica, ma non può mai anticiparla né sostituirla.
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L’articolo Test della flora intestinale: l’analisi del microbioma incontra consigli pratici per la vita quotidiana descrive come tradurre i risultati di un’analisi del microbioma in azioni concrete nella vita di tutti i giorni.
Inquadramento: cosa può fare un test del microbioma e cosa no
Un test del microbioma descrive un’istantanea della composizione batterica nelle feci. Da questa limitazione derivano cinque limiti particolarmente importanti per un articolo sulle infiammazioni intestinali.
In primo luogo, un test del microbioma non rileva un’infiammazione intestinale. Se la mucosa intestinale è infiammata lo dimostrano gli esami medici, come i valori di laboratorio nel sangue e nelle feci, l’ecografia o la colonscopia, la cui necessità viene valutata dal medico.
In secondo luogo, un test del microbioma non formula alcuna diagnosi. Né la malattia di Crohn né la colite ulcerosa, né un’infezione né la celiachia possono essere accertate sulla base della composizione della flora intestinale.
In terzo luogo, né un test né una forma di alimentazione sostituiscono il trattamento medico di una malattia infiammatoria cronica intestinale. L’alimentazione può alleviare i disturbi e garantire un buono stato nutrizionale, ma non può curare queste malattie.
In quarto luogo, il risultato è un’istantanea. La composizione della flora intestinale cambia in base all’alimentazione, ai farmaci e alle malattie; un singolo referto descrive il momento del prelievo, non una condizione permanente.
E quinto, la valutazione medica ha sempre la precedenza, senza eccezioni. In presenza di sangue nelle feci, febbre, evidente perdita di peso, pallore, vomito persistente o dolore improvviso e intenso, il primo passo è lo studio medico, non il carrello.
Conclusioni
In caso di infiammazione intestinale acuta, la risposta alla domanda sull’alimentazione è semplice: bere molto, seguire un’alimentazione delicata e povera di grassi, consumare piccole porzioni e, dopo la riduzione dei disturbi, reintrodurre gradualmente una maggiore varietà. Questa dieta leggera è una misura da adottare per alcuni giorni, non per mesi.
In caso di malattia infiammatoria cronica intestinale vale una logica diversa. Secondo l’IQWiG (situazione al 2026), in Europa si stima che 320 persone su 100.000 abbiano il morbo di Crohn; ogni anno si aggiungono da 3 a 6 nuovi casi ogni 100.000 persone, e non è stato dimostrato che alcun regime alimentare curi queste malattie. L’alimentazione allevia i disturbi e garantisce l’apporto di nutrienti; il trattamento viene gestito dalla dottoressa o dal medico.
Nella vita quotidiana restano tre indicazioni basate su prove: il riferimento di almeno 30 g di fibre al giorno nelle fasi senza disturbi (DGE, situazione al 2021), il rischio di malnutrizione associato a un’alimentazione povera di FODMAP (IQWiG, 2023) e i segnali d’allarme nei cui casi la valutazione medica ha la precedenza.
Se i tuoi disturbi sono stati valutati da un medico e vuoi sviluppare ulteriormente la tua alimentazione in modo strutturato, un’analisi del microbioma può fornire ulteriori indicazioni. È un’integrazione: il primo passo resta accertare la causa.
Domande frequenti sull’alimentazione in caso di infiammazione intestinale
Cosa si dovrebbe mangiare in caso di infiammazione intestinale?
Nella fase acuta sono generalmente tollerati cibi delicati, poveri di grassi e ben cotti: patate, riso, pasta, porridge d’avena, verdure stufate, fonti proteiche povere di grassi, oltre a una quantità sufficiente di liquidi assunti in piccole porzioni. L’IQWiG (2023) sottolinea tuttavia che la reazione ai singoli alimenti è molto individuale. Per questo, un elenco generale è un punto di partenza, non un piano.
Quali alimenti sono spesso meno tollerati in caso di infiammazione intestinale?
Vengono spesso citati i cibi molto grassi e fortemente rosolati, gli alimenti molto piccanti, grandi quantità di zucchero, l’alcol e gli alimenti che causano molto gonfiore, come legumi o cavoli. Si tratta di esperienze individuali e non di divieti validi per tutti: secondo l’IQWiG (2023), le persone reagiscono in modo molto diverso ai singoli alimenti.
Un cambiamento dell’alimentazione può curare il morbo di Crohn o la colite ulcerosa?
No. Nessun regime alimentare cura una malattia infiammatoria cronica intestinale. L’alimentazione può alleviare i disturbi e garantire un buon stato nutrizionale, ma non sostituisce il trattamento medico. L’IQWiG (situazione al 2026), nella sua panoramica sul morbo di Crohn, non indica alcuna dieta che abbia dimostrato di influenzare una malattia già presente; descrive soltanto un’alimentazione generalmente favorevole, ricca di verdure e povera di alimenti ultraprocessati.
Un test del microbioma rileva un’infiammazione intestinale?
No. Un test del microbioma descrive la composizione della flora intestinale in un campione di feci. Non rileva un'infiammazione intestinale, non evidenzia né il morbo di Crohn né la colite ulcerosa, né un'infezione, un tumore o la celiachia e non formula diagnosi. Può integrare una valutazione medica, ma non può mai sostituirla.
Quando dovrei rivolgermi a una dottoressa o a un dottore per i disturbi intestinali?
Secondo l'IQWiG (2023), «ulteriori disturbi come una marcata perdita di peso, sangue nelle feci, febbre o pallore fanno pensare piuttosto a un'altra malattia intestinale». Pertanto, la presenza di sangue nelle feci dovrebbe essere sempre valutata da un medico. Lo stesso vale per il vomito persistente, i disturbi notturni, i dolori improvvisi e intensi e i disturbi che persistono per settimane.
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Opera di consultazione con oltre 6.000 biomarcatori del microbioma: dai batteri protettivi e dai batteri che utilizzano le fibre fino ai valori indicati nel referto.
Fonti
- Istituto per la qualità e l'efficienza nell'assistenza sanitaria (IQWiG): Morbo di Crohn (aggiornato al 2026)
- Istituto per la qualità e l'efficienza nell'assistenza sanitaria (IQWiG): Cosa aiuta in caso di sindrome dell'intestino irritabile e cosa no? (aggiornato al 2023)
- Istituto per la qualità e l’efficienza in ambito sanitario (IQWiG): Sindrome dell’intestino irritabile (aggiornato al 2023)
- Società tedesca per la nutrizione (DGE): Valori di riferimento per l’apporto di nutrienti: fibre (aggiornato al 2021)
- Società tedesca per la nutrizione (DGE): Diete depurative, DGEinfo 3/2018 (2018)
Le informazioni sulla malattia di Crohn – frequenza, nuovi casi, sintomi durante le riacutizzazioni e valutazione dell’alimentazione – si basano su [1]. La citazione dell’istituto e le informazioni su FODMAP, sul rischio di malnutrizione, sugli integratori di fibre e sulla tollerabilità dei probiotici provengono da [2]. I segnali d’allarme e i dati sulla sindrome dell’intestino irritabile provengono da [3], mentre i valori di riferimento per le fibre e la descrizione dei loro effetti provengono da [4]; la valutazione delle diete depurative e detox proviene da [5]. Tutte le altre fonti citate nel testo sono indicate direttamente nel punto pertinente con istituzione e anno. Tutte le informazioni sui prodotti mybody® (MYBODY Lab GmbH) provengono dalle pagine ufficiali dei prodotti su mybody-x.com (aggiornate al 28 luglio 2026).
Team editoriale e scientifico mybody®
Salute intestinale Microbioma Scienze della nutrizione Diagnostica di laboratorio Digestione
Questo articolo è stato redatto e verificato dal punto di vista specialistico dal team editoriale e scientifico mybody® di MYBODY Lab GmbH. Il team riunisce competenze in scienze della nutrizione, diagnostica di laboratorio, interpretazione delle analisi del sangue, ricerca sul microbioma e sull’intestino e nutrigenetica. Scopri di più sulle persone che ne fanno parte nella pagina degli autori di mybody®.
Pubblicato il 28 luglio 2026 · Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2026
Nota medica: questo articolo è destinato all’informazione generale e non sostituisce né il consulto medico né una diagnosi o un trattamento. Gli autotest forniscono indicazioni, non diagnosi; un test del microbioma non rileva un’infiammazione intestinale. In presenza di sangue nelle feci, febbre, perdita di peso significativa, pallore, vomito persistente, disturbi notturni o dolore improvviso e intenso, rivolgiti immediatamente a una medica o a un medico. In caso di malattia infiammatoria cronica intestinale nota, discuti preventivamente con il tuo medico curante eventuali modifiche dell’alimentazione, diete a esclusione e integratori alimentari.





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