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Calcolare correttamente il deficit calorico per dimagrire: dove sono i limiti

Le informazioni più importanti in breve

La situazione di partenza, con onestà: nessuna delle istituzioni esaminate per questo articolo — DGE, IQWiG, BZfE, centro consumatori — indica un valore ideale per l’entità del deficit calorico giornaliero. La tanto citata regola delle 500 kcal compare in molti testi, ma in nessuna di queste fonti.

Queste fonti indicano però due altri parametri, più utili nella pratica. Primo: le soglie minime. Secondo il centro consumatori, al di sotto di 1.200 chilocalorie per le donne e di 1.500 per gli uomini è necessaria una supervisione medica continuativa. Secondo: la velocità. Secondo il BZfE, perdere da uno a due chilogrammi al mese è la misura giusta.

Ne deriva un approccio che fa a meno di un valore di deficit inventato: ragionare sulla velocità di perdita di peso verso l’alto, sulla soglia minima verso il basso e, nel mezzo, scegliere il valore che si riesce a mantenere per mesi.

Cosa troverai in questo articolo

1. Perché non esiste un valore documentato del deficit
2. Gli ordini di grandezza documentati
3. La soglia minima e perché esiste
4. Cosa succede alla massa muscolare e al metabolismo basale
5. Deficit moderato, elevato o dieta drastica: il confronto
6. L’effetto yo-yo e le sue cause
7. Come stabilire il proprio deficit
8. Quando è necessaria la supervisione medica
9. Ciò che conta alla fine
Domande frequenti
Fonti

Perché non esiste un valore documentato del deficit

Chi cerca «calcolare il deficit calorico» riceve quasi ovunque la stessa risposta: 500 chilocalorie al di sotto del fabbisogno equivalgono a mezzo chilogrammo alla settimana. Il calcolo è intuitivo, ma nelle fonti utilizzate qui non compare.

«Perdere da uno a due chilogrammi di peso al mese è la misura giusta.»

Centro federale per l’alimentazione (BZfE)
Il percorso verso il peso forma, aggiornato al 2026

È notevole la coerenza con cui le istituzioni riformulano la questione. Non parlano di chilocalorie di deficit, bensì di chilogrammi al mese, di percentuale del peso iniziale e di soglie caloriche minime. Non è una divagazione, ma un’indicazione di ciò che si può dire sensatamente in termini generali.

Cosa depone contro un numero forfettario

Un deficit di 500 chilocalorie significa qualcosa di diverso per chi ha un fabbisogno di 3.000 chilocalorie rispetto a chi ne ha uno di 1.800. Nel primo caso restano 2.500 chilocalorie, nel secondo 1.300: un valore vicino alla soglia oltre la quale, secondo il centro consumatori, è necessaria una supervisione medica.

È proprio questo il motivo per cui i dati documentati sono formulati in termini relativi. Il centro consumatori scrive: a seconda del peso iniziale, si possono perdere da 500 grammi a un massimo di 1 chilogrammo alla settimana. L’IQWiG indica una percentuale: a seconda del peso iniziale, medici e mediche raccomandano una perdita di peso dal 5 al 10 per cento nell’arco di 6-12 mesi.

Per te significa questo: invece di adottare un numero, lo stabilisci tu, in base al tuo fabbisogno, al ritmo desiderato e al limite inferiore. Come farlo concretamente è spiegato nel capitolo 7.

C’è poi un secondo motivo, di natura pratica. Un deficit non può essere misurato direttamente, ma solo stimato, a partire da un fabbisogno stimato e da un apporto stimato. Due stime sovrapposte non producono precisione, per quanto esatto possa sembrare il numero intermedio. Un ritmo, invece, si legge sulla bilancia.

È proprio questo il motivo per cui le istituzioni preferiscono parlare di risultati anziché di variabili di controllo. I chilogrammi al mese sono verificabili. Il deficit calorico è un’ipotesi basata su due grandezze, entrambe incerte.

Gli ordini di grandezza comprovati

Tre numeri definiscono il quadro entro cui si muove ogni calcolo sensato. Provengono da tre istituzioni diverse e descrivono lo stesso fenomeno da prospettive differenti.

1–2 kg

di perdita di peso al mese sono considerate la misura corretta secondo il BZfE

5–10 %

del peso iniziale in 6–12 mesi, secondo quanto raccomandato da medici e mediche in base all’IQWiG

1.200 / 1.500

kcal al giorno per donne e uomini rispettivamente – al di sotto di questi valori, secondo il centro per la tutela dei consumatori, è necessaria una supervisione medica

Fonti: Centro federale per l’alimentazione (BZfE), 2026 · Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG), 2022 · Centro per la tutela dei consumatori, 2025.

Metti a confronto i primi due numeri e vedrai che sono coerenti. Da uno a due chilogrammi al mese corrispondono, nell’arco di dodici mesi, a 12–24 chilogrammi; con un peso iniziale di 100 chilogrammi, la metà inferiore di questo intervallo rientra esattamente nell’intervallo del 5–10% indicato dall’IQWiG.

Il terzo numero va nella direzione opposta. Non dice quanto velocemente dovresti dimagrire, ma indica dove termina l’autogestione. Un piano che ti porta al di sotto di questi valori non è un piano ambizioso, ma un piano che richiede supervisione medica.

Dall’interazione dei tre numeri emerge una sequenza utile. Per prima cosa verifichi quanto margine ci sia effettivamente tra il tuo fabbisogno e il limite inferiore. Solo dopo decidi quale parte di questo margine utilizzare, e non il contrario, fissando un obiettivo desiderato per poi vedere che cosa rimane.

Per le persone con un fabbisogno elevato questo margine è ampio, mentre per quelle con un fabbisogno ridotto è limitato. È per questo che lo stesso obiettivo è più o meno impegnativo per due persone diverse: una riesce a raggiungerlo, mentre l’altra fallisce, anche se entrambe fanno la stessa cosa.

Il limite inferiore e il motivo per cui esiste

L'indicazione più chiara sul limite inferiore proviene dal centro per la tutela dei consumatori: per i programmi che durano diversi mesi o prevedono apporti energetici giornalieri molto bassi – cioè meno di 1.200 chilocalorie per le donne e meno di 1.500 per gli uomini – è necessaria una supervisione medica continua.

La stessa fonte è ancora più esplicita a un livello inferiore: i programmi dietetici che raccomandano un apporto energetico inferiore a 1.000 chilocalorie sarebbero difficili da seguire a causa della forte fame, e una carenza di nutrienti sarebbe inevitabile.

Cosa succede con le diete molto squilibrate

Il centro di tutela dei consumatori entra nel dettaglio delle diete drastiche. Un’alimentazione estremamente squilibrata può causare, dopo un certo tempo, carenze nutrizionali; non si possono escludere danni alla salute soprattutto nelle diete con un contenuto proteico molto basso, anche se durano solo per un breve periodo, cioè al massimo quattro settimane.

A ciò si aggiungono le conseguenze nella vita quotidiana, che molti sottovalutano: spesso in questo periodo ci si può concentrare peggio, si può essere meno efficienti e più frequentemente stanchi, e possono comparire mal di testa e disturbi circolatori. Non è un effetto collaterale da accettare: è il motivo per cui raramente si riesce a seguire queste fasi fino in fondo.

È significativo che tutti i disturbi menzionati agiscano nella stessa direzione. Chi è stanco e meno efficiente si muove meno e riduce così proprio quella parte del dispendio energetico che un deficit molto elevato mirava in realtà a sfruttare. A questo punto, il calcolo finisce per ritorcersi contro se stesso.

Per le diete sostitutive dei pasti, la DGE indica un limite temporale specifico: un utilizzo superiore a tre settimane dovrebbe avvenire sotto supervisione medica. Anche questo è un limite minimo, ma temporale anziché calorico.

In breve

Nessuna delle istituzioni esaminate indica un valore generalmente valido per l’entità del deficit calorico. Sono invece documentate soglie minime: secondo il centro di tutela dei consumatori, al di sotto di 1.200 chilocalorie al giorno per le donne e di 1.500 per gli uomini è necessaria una supervisione medica continuativa; al di sotto di 1.000 chilocalorie, un programma è considerato difficilmente sostenibile, con una carenza di nutrienti praticamente inevitabile. La DGE limita inoltre le diete sostitutive dei pasti a tre settimane in assenza di supervisione medica. Questi limiti non indicano la velocità con cui si dovrebbe dimagrire: indicano il punto oltre il quale non ci si dovrebbe più gestire autonomamente.

Cosa succede alla massa muscolare e al metabolismo basale

È questo il meccanismo che con il tempo rende ogni ulteriore perdita di peso più faticosa, ed è descritto chiaramente dall’IQWiG. Il metabolismo basale di una persona dipende soprattutto dalla percentuale di massa muscolare rispetto al peso. In media, il metabolismo basale rappresenta circa il 70% del fabbisogno calorico complessivo.

Inoltre: la perdita di peso comporta anche una riduzione della massa muscolare. Di conseguenza, il corpo ha bisogno di meno energia, quindi di meno calorie. Secondo l’IQWiG, ciò significa che più si dimagrisce, più diventa difficile mantenere il peso raggiunto o perdere ulteriore peso.

Questa catena è la vera risposta alla domanda sul perché un deficit calcolato una volta non rimanga valido per sempre. Non è il calcolo a essere sbagliato: cambia il valore di partenza. Chi, dopo tre mesi, continua a calcolare usando lo stesso valore dell'inizio, sta calcolando su un fabbisogno che non esiste più.

Un dato con un'esplicita riserva

Sulla questione di quanto possa diminuire il metabolismo basale esiste un solo dato, che va riportato insieme alla relativa attribuzione. Il Verbraucherzentrale scrive che, in caso di diete drastiche ripetute, il metabolismo basale potrebbe ridursi permanentemente del 10–40%. Non fornisce una prova specifica a sostegno e nessuna delle altre istituzioni esaminate indica una cifra comparabile.

Per questo è riportata qui come affermazione del Verbraucherzentrale e non come consenso. Per quanto riguarda la direzione, coincide con il meccanismo descritto dall'IQWiG; per quanto riguarda l'entità, non dovrebbe essere trattata come un valore comprovato. In questo punto la differenza tra «documentato» e «indicato da una fonte» è abbastanza rilevante da dover essere esplicitata.

E un'indicazione su un possibile rimedio: riguardo all'allenamento di forza o a un maggiore apporto di proteine specificamente durante il dimagrimento, le linee guida della DGE, dell'IQWiG, del BZfE e del Verbraucherzentrale non contengono alcuna raccomandazione. La DGE considera addirittura esplicitamente non chiara la situazione dei dati sul ruolo delle proteine nelle diete ipocaloriche. Chi si aspettava un'indicazione chiara in merito non la troverà in queste fonti.

Questo non significa che l'attività fisica non serva, ma solo che la motivazione è diversa dalla conservazione della massa muscolare. L'effetto sul peso è documentato: secondo l'IQWiG, dopo dodici mesi i partecipanti fisicamente attivi avevano perso quasi due chilogrammi in più rispetto a quelli che avevano modificato solo la propria alimentazione. La loro attività consisteva in 30–45 minuti di esercizio leggermente impegnativo, da 3 a 5 volte alla settimana, per esempio camminando a passo sostenuto.

Allo stesso tempo, l'IQWiG precisa che, di norma, una maggiore attività fisica da sola non è sufficiente per perdere abbastanza peso. L'attività fisica modifica quindi il bilancio, ma non lo sostituisce; inoltre aumenta il fattore di attività con cui calcoli il tuo fabbisogno.

Moderata, marcata o drastica: il confronto

Il confronto seguente organizza tre approcci secondo gli stessi criteri. Non sostituisce una consulenza individuale, ma rende visibile cosa accade e in quale punto.

Criterio Riduzione moderata Riduzione marcata Dieta drastica
Tasso prevedibile 1–2 kg al mese: secondo il BZfE, la misura giusta Fino a un massimo di 1 kg a settimana, a seconda del peso di partenza Di più nel breve periodo: il Verbraucherzentrale lo descrive come «una quantità enorme in pochissimo tempo»
Rapporto rispetto al limite inferiore Rimane generalmente ben al di sopra di 1.200 o 1.500 kcal Può scendere al di sotto del limite in caso di fabbisogno basso Scende regolarmente al di sotto, in alcuni casi sotto le 1.000 kcal
Massa muscolare Diminuisce insieme al peso, come accade con qualsiasi dimagrimento (IQWiG) Lo stesso meccanismo, più rapido Secondo il Centro consumatori, il rischio che l’organismo demolisca la massa muscolare è particolarmente elevato
Apporto di nutrienti Nessun problema in caso di scelta varia Richiede una scelta consapevole Possibili carenze; in caso di contenuto proteico molto basso non si possono escludere danni alla salute
Assistenza medica Si raccomanda un esame preliminare Necessario non appena si scende al di sotto del limite inferiore È necessario un monitoraggio continuo

Dati secondo il Centro federale per l’alimentazione (BZfE), l’Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG) e il Centro consumatori. Le denominazioni delle colonne «riduzione moderata» e «riduzione marcata» sono termini redazionali di classificazione e non categorie delle istituzioni citate; nessuna di esse indica un valore numerico per l’entità della riduzione.

L’effetto yo-yo e le sue cause

L’IQWiG lo definisce brevemente: molte diete non hanno successo a lungo termine o provocano addirittura un effetto yo-yo; in tal caso, qualche tempo dopo la dieta, il peso è superiore a quello iniziale. La DGE descrive lo stesso andamento dal punto di vista delle persone interessate: dopo la dieta riprendono peso altrettanto rapidamente, talvolta persino più di quanto ne avessero perso, non appena ricadono nelle vecchie abitudini alimentari.

Non è il calcolo a essere sbagliato: è il valore di partenza a spostarsi.

In entrambe le descrizioni si cela la stessa causa: il comportamento alimentare non è cambiato. La DGE lo evidenzia a proposito delle diete formula: poiché la loro sola assunzione non comporta alcun cambiamento dell’alimentazione, è necessario richiamare l’attenzione sul rischio dell’effetto yo-yo.

Il BZfE aggiunge un approccio esplicativo più recente emerso dalla ricerca: secondo questa ipotesi, le cellule adipose ricordano lo stato di sovrappeso e possono essere riportate più facilmente a tale stato; i cambiamenti molecolari persisterebbero anche dopo una significativa perdita di peso, il che potrebbe favorire l’effetto yo-yo. Il BZfE riporta questi risultati di ricerca in modo descrittivo: si tratta di un’ipotesi, non di una spiegazione definitiva.

Nella pratica, ciò cambia poco la conclusione, che la DGE formula sobriamente: frequenti oscillazioni del peso disturbano il metabolismo, gli ormoni e la psiche; pertanto, a lungo termine, una perdita di peso lenta e graduale è più sana e più promettente.

Perché la fase successiva è quella più difficile

L’IQWiG lo riassume in una frase: dopo essere dimagriti, mantenere il peso a lungo termine è generalmente più difficile che dimagrire. È un’informazione scomoda per chiunque pianifichi una dieta come un progetto con una data di fine.

Da ciò, il Centro consumatori ricava un requisito per i programmi: per il successo a lungo termine è importante continuare a ricevere assistenza dopo la fine del programma; un programma dovrebbe essere chiaramente articolato in una fase di dimagrimento, una fase di transizione e una fase di assistenza successiva. Chi lavora senza un programma pianifica autonomamente queste tre fasi.

In pratica: il numero che ti accompagna mentre dimagrisci non è quello con cui proseguirai in seguito. Dopo la fase di riduzione, l’apporto torna al fabbisogno, nel frattempo ridotto. Gestire consapevolmente questo passaggio è la parte che la maggioranza dei piani tralascia.

Il BZfE formula la conseguenza in modo concreto per la vita quotidiana: Di solito, a portare a una riduzione del peso sono soltanto un’alimentazione più sana nel lungo periodo e più movimento; una volta raggiunto il peso forma, è importante mantenerlo continuando a seguire le nuove abitudini.

Come stabilire il tuo deficit

A partire dai valori documentati si può definire un metodo che non ricorre a numeri inventati. Si articola in tre direzioni: dall’alto, dal basso e nel tempo.

Il limite superiore è dato dal tuo fabbisogno energetico complessivo. Il modo per calcolarlo a partire dal metabolismo basale e dal valore PAL è spiegato nel dettaglio nel nostro articolo Quante calorie al giorno per dimagrire. Questo valore è il punto di partenza da cui si sottrae il deficit.

Il limite inferiore è di 1.200 kilocalorie per le donne e 1.500 per gli uomini. Scegli il deficit in modo da rimanere nettamente al di sopra, non appena al di sopra. Un valore che sfiora il limite non lascia margine per porzioni stimate male.

E con il tempo arriva la correzione. Dopo quattro settimane verifica se il ritmo è in linea con 1-2 chilogrammi al mese. Se sei nettamente al di sotto, il deficit era troppo contenuto oppure il fabbisogno è stato sovrastimato. Se sei nettamente al di sopra, era troppo elevato: non è un successo, ma un motivo per apportare una correzione.

Esempio: Sandra, 42 anni

Scenario fittizio a scopo illustrativo

Sandra lavora in ufficio e ha un fabbisogno energetico complessivo di circa 1.900 kilocalorie. Il suo primo impulso è sottrarre 500 kilocalorie, come si legge ovunque. Arriverebbe così a 1.400 kilocalorie: ancora al di sopra del limite inferiore, ma senza alcun margine per gli errori di stima dell’olio in padella o del caffè macchiato. Decide invece per un deficit più contenuto e si pone come obiettivo da 1 a 2 chilogrammi al mese. Dopo quattro settimane è scesa di 1,2 chilogrammi e mantiene questo valore. L’esempio mostra che, con un fabbisogno iniziale basso, il numero forfettario non è ambizioso, ma semplicemente inadatto.

Cosa lascia irrisolto il calcolo

Un deficit prestabilito risponde alla domanda sulla quantità. Non risponde a cosa riempi l’energia restante – né se per te sia più facile scegliere alimenti ricchi di carboidrati o di grassi. Questa domanda non si può ricavare dal fabbisogno.

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Quando è necessario il supporto medico

Il centro consumatori formula una raccomandazione generale che viene prima di qualsiasi calcolo: prima di iniziare a perdere peso, sarebbe idealmente opportuno sottoporsi a una visita medica per escludere eventuali rischi.

Le indicazioni diventano più vincolanti ai limiti già menzionati: meno di 1.200 o 1.500 chilocalorie al giorno e, nel caso delle diete sostitutive, oltre tre settimane. Per i programmi dimagranti, il centro consumatori indica inoltre come riferimento un indice di massa corporea superiore a 25 e sottolinea che una formazione adeguata è posseduta soltanto da medici specializzati in nutrizione, nutrizionisti, esperti e professionisti di scienze dell’alimentazione, dietisti e psicologi.

Per le persone anziane vale una valutazione specifica. Le diete drastiche, i digiuni e i prodotti dimagranti sono particolarmente sconsigliati alle persone anziane; il centro consumatori indica come obiettivo realistico, a seconda del peso iniziale, una perdita di circa 0,5 chilogrammi al mese.

Infine, c’è una situazione che non richiede alcun numero: quando il cibo e il peso sono diventati un tema che condiziona la vita quotidiana, la domanda sul deficit corretto è quella sbagliata. In quel caso, il tema va affrontato con il supporto di professionisti, indipendentemente dal risultato del calcolo.

Questa ultima situazione è l’unica, in questo articolo, per la quale non esiste una cifra – e non è una lacuna delle fonti, ma dipende dalla natura stessa della questione. Non si può capire dalle chilocalorie se il cibo e il peso occupino troppo spazio, ma solo da quanta attenzione il tema assorba nella vita quotidiana. Chi si pone questa domanda, di solito ha già trovato la risposta.

Ciò che conta alla fine

La cifra che la maggior parte delle persone cerca non esiste in una forma comprovata. Esiste invece un intervallo: delimitato in alto da una velocità di perdita di peso da 1 a 2 chilogrammi al mese e in basso da 1.200 o 1.500 chilocalorie al giorno.

All’interno di questo intervallo, a fare la differenza non è la matematica, ma la sostenibilità. Il meccanismo descritto dall’IQWiG – meno peso, meno massa muscolare, meno fabbisogno – fa sì che ogni ulteriore dimagrimento diventi col tempo più difficile. Non serve aumentare il deficit, ma scegliere un valore che riuscirai a rispettare anche al quarto mese.

Il tuo prossimo passo concreto: calcola quante chilocalorie resterebbero davvero sottraendo 500 chilocalorie dal tuo fabbisogno e confronta il risultato con 1.200 e 1.500 chilocalorie. Se il valore è appena sopra o sotto queste soglie, per te il numero standard è semplicemente sbagliato; ora sai invece a cosa orientarti: a una velocità che puoi verificare sulla bilancia e a un limite che non devi oltrepassare verso il basso.

Domande frequenti

Quanto dovrebbe essere grande il mio deficit calorico?

Nessuna delle istituzioni consultate per questo articolo – DGE, IQWiG, BZfE e centro tedesco per la tutela dei consumatori – indica una cifra per la dimensione ideale del deficit. Orientati invece alla velocità: secondo il BZfE, perdere da 1 a 2 chilogrammi al mese è la misura giusta. E considera il limite inferiore: secondo il centro tedesco per la tutela dei consumatori, meno di 1.200 chilocalorie per le donne e 1.500 per gli uomini richiedono un controllo medico.

La regola delle 500 calorie è corretta?

È molto diffusa, ma non compare in nessuna delle fonti utilizzate qui e perciò non viene presentata come un dato comprovato. Inoltre, nella pratica varia molto: con un fabbisogno di 3.000 chilocalorie ne restano 2.500, mentre con 1.800 ne restano solo 1.300, un valore vicino al limite oltre il quale l’apporto deve essere monitorato da un medico.

Quanto posso dimagrire a settimana?

A seconda del peso iniziale, il centro tedesco per la tutela dei consumatori indica da 500 grammi a un massimo di 1 chilogrammo alla settimana, mentre il BZfE indica da 1 a 2 chilogrammi al mese. L’IQWiG lo esprime in percentuale: a seconda del peso iniziale, medici e mediche raccomandano di perdere dal 5 al 10 per cento del peso nell’arco di 6-12 mesi.

Il mio metabolismo basale diminuisce quando dimagrisco?

Secondo l’IQWiG, il metabolismo basale dipende soprattutto dalla percentuale di massa muscolare rispetto al peso e la perdita di peso comporta anche una riduzione della massa muscolare: di conseguenza, il corpo ha bisogno di meno energia. Per quanto riguarda l’entità della riduzione, solo il Centro di tutela dei consumatori indica una cifra: in caso di ripetute diete drastiche, una diminuzione permanente dal 10 al 40 per cento. Questo dato è riportato senza una fonte specifica e non è confermato da nessun’altra istituzione.

Più proteine o l’allenamento di forza proteggono i muscoli durante il dimagrimento?

Per quanto riguarda l’allenamento di forza durante il dimagrimento, le linee guida della DGE, dell’IQWiG, del BZfE e del Centro di tutela dei consumatori non formulano alcuna raccomandazione. In merito all’apporto proteico nell’alimentazione ipocalorica, la DGE afferma esplicitamente che, data la bassa qualità metodologica delle revisioni sistematiche esaminate, non è chiaro quale effetto abbia un’alimentazione ricca di proteine nell’ambito di una dieta a ridotto apporto energetico. È invece documentato l’effetto dell’attività fisica in generale: secondo l’IQWiG, dopo dodici mesi i partecipanti fisicamente attivi avevano perso quasi due chilogrammi in più.

Il deficit è stabilito: cosa colma il divario?

L’entità della riduzione dipende dai calcoli. Questi non indicano con cosa colmare l’energia rimanente né come il tuo corpo reagisca ai grassi, ai carboidrati e all’attività fisica: per questo esiste l’analisi genetica. Non sostituisce i calcoli.

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Fonti

  1. Centro federale per l’alimentazione (BZfE): il percorso verso il peso forma, aggiornato al 2026 — bzfe.de
  2. Istituto per la qualità e l’efficienza nell’assistenza sanitaria (IQWiG): cause dell’obesità, nonché programmi e farmaci per dimagrire, aggiornato al 2022 — gesundheitsinformation.de
  3. Centro di tutela dei consumatori: diete drastiche, aggiornato al 2022, nonché programmi per dimagrire – cosa considerare nella scelta, aggiornato al 2025 — verbraucherzentrale.de
  4. Società tedesca di nutrizione (DGE): diete e digiuno, nonché diete a base di formule (DGEinfo 4/2018) — dge.de
  5. Società tedesca di nutrizione (DGE): In che modo l’apporto proteico influenza il nostro peso? e Linee guida DGE sulle proteine — dge.de
  6. Centro federale per l’alimentazione (BZfE): La biologia alla base dell’effetto yo-yo, aggiornato al 2024 — bzfe.de

L’indicazione di una perdita di peso da 1 a 2 chilogrammi al mese proviene dalla fonte [1]. La definizione dell’effetto yo-yo, i dati sul metabolismo basale, sulla massa muscolare e sulla quota di circa il 70% del fabbisogno calorico, la perdita del 5-10% in 6-12 mesi e i quasi due chilogrammi ottenuti attraverso l’attività fisica provengono dalla fonte [2]. Tutte le indicazioni sui limiti inferiori (1.200 o 1.500 kilocalorie, meno di 1.000 kilocalorie), sulle diete drastiche, sul limite di BMI pari a 25, sui professionisti qualificati, sulle persone anziane e il dato del «10-40%» relativo al metabolismo basale provengono dalla fonte [3]; quest’ultimo è riportato nella fonte senza una prova specifica ed è attribuito esplicitamente a tale fonte nel testo. Dalla fonte [3] provengono anche i requisiti relativi alla struttura di un programma nelle fasi di dimagrimento, transizione e follow-up. L’affermazione secondo cui mantenere il peso è più difficile che perderlo, così come la quantità di attività fisica negli studi citati, provengono dalla fonte [2]; l’affermazione relativa a un’alimentazione più sana a lungo termine e al mantenimento delle nuove abitudini proviene dalla fonte [1]. Le affermazioni sulle diete formula, compreso il limite di tre settimane, e sulla perdita di peso graduale per fasi provengono dalla fonte [4]. La valutazione secondo cui i dati sulle proteine nelle diete ipocaloriche non sono chiari proviene dalla fonte [5]. L’approccio di ricerca citato sulle cellule adipose e sull’effetto yo-yo proviene dalla fonte [6]. Nessuna delle sei fonti indica l’entità di un deficit calorico giornaliero; per questo l’articolo non ne indica volutamente una. I dati sui prodotti provengono dalle pagine dei prodotti mybody®x, consultate il 5 agosto 2026.

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Team editoriale e specialistico di mybody®x

Metabolismo energetico Scienze dell’alimentazione Nutrigenetica

Questo articolo è stato redatto e verificato sotto il profilo tecnico dal team editoriale e specialistico di mybody®x. Il team riunisce competenze in nutrigenetica, scienze del microbioma e dell’intestino, interpretazione delle analisi del sangue, scienze dell’alimentazione e diagnostica di laboratorio.

Pubblicato il 5 agosto 2026 · Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2026

Avvertenza medica: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. Un apporto energetico inferiore ai limiti indicati deve essere seguito da un medico. In presenza di patologie, durante la gravidanza e l’allattamento, in età avanzata e in caso di precedenti disturbi alimentari, la perdita di peso deve avvenire sotto supervisione medica.

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